Cupola di palazzo Arcais una meraviglia perduta

La policromia delle tegole è svanita dopo il restauro di qualche anno fa Ora che si può salire sulla torre di Mariano si nota il danno architettonico

ORISTANO. «Le tegole policrome della cupola di Palazzo Arcais non sono mai sparite, anzi, sono rimaste al loro posto. Se non si vedono è per via del mastice, steso per eliminare il rischio di infiltrazioni, che scomparirà con le prime piogge». Era il 2017, quando dagli uffici della Provincia furono pronunciate queste parole, nel tentativo di rassicurare i tanti oristanesi preoccupati per la scarsa brillantezza della cupola di Palazzo Arcais dopo il restauro. In quattro anni di pioggia ne è venuta giù parecchia, ma anche l’occhio più sensibile fa fatica a cogliere i dettagli della cupola policroma.

Lo si nota chiaramente dall’ultimo piano della torre di San Cristoforo, che ha recentemente riaperto ai visitatori. Il confronto con la cupola e il campanile policromi del Carmine è impietoso: da un lato colori sgargianti, dall’altro una superficie che ormai sembra anonima. Anche all’interno della stessa cupola di Palazzo Arcais, si vedono importanti differenze, fra il lanternino che ha mantenuto la brillantezza originaria e il resto della copertura. E pensare che probabilmente furono proprio queste tegole oristanesi a ispirare Antoni Simon Mossa, che poi scelse una tecnica molto simile per la realizzazione, negli anni Cinquanta, della cupola della chiesa di San Michele ad Alghero, ancora oggi uno dei simboli più conosciuti della città catalana.

D’altra parte, Palazzo Arcais non è certo l’ultimo dei ruderi e rappresenta uno dei simboli principali dei cambiamenti sociali che trasformarono Oristano e il suo contado tra ’700 e ’800. Il palazzo fu costruito nel cuore della città sul finire del XVIII secolo da un borghese rampante, Damiano Nurra, che proprio in quegli anni era diventato marchese di Arcais. Titolo nobiliare particolare, fa riferimento a due peschiere in territorio di Zerfaliu, quelle di Arcai mannu e Arcai pittiu. Nurra era, in realtà, il più ricco possidente dei Campidani oristanesi, ma il titolo di marchese di Oristano gli era precluso: la città non avrebbe mai rinunciato ai privilegi e alle libertà che le erano stati attribuiti dopo l’estinzione del marchesato, con la rivolta e il tentativo di restaurazione giudicale di Leonardo Alagon fallito nel 1478.

Il titolo, dopo la morte di Damiano Nurra, passerà alla famiglia Flores d’Arcais, originaria della Marmilla, che poi si trasferirà nella penisola. Il restauro, realizzato dalla Provincia, aveva lo scopo di trasformare il palazzo nella sede del Museo giudicale. I lavori si sono conclusi da anni, ma del museo ancora non c’è traccia, anche se da poco sono ripresi i lavori della commissione scientifica che ne dovrà costituire la collezione.

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