Il Papa unificherà le due diocesi

La prima mossa: padre Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano, amministrerà anche Ales-Terralba

ORISTANO. Un solo vescovo, padre Roberto Carboni, e due diocesi: Oristano e Ales-Terralba. Per adesso rimangono Chiese separate, in un futuro prossimo – la data non è necessaria, visto che il processo è irrevocabile – una sola con denominazione già pronta: Arcidiocesi di Oristano-Ales-Terralba. In monsignor Carboni, Papa Francesco ha ieri unificato le due circoscrizioni ecclesiastiche che rimangono separate e indipendenti e come tali dovranno essere governate, sono però unite nel ministero episcopale del presule arborense. Messe da parte le sottigliezze del diritto canonico, il frate arcivescovo amministra di fatto la diocesi più grande dell’isola con 142 parrocchie – 85 sono quelle di Oristano e 57 quelle di Ales-Terralba –, 142 sacerdoti diocesani, divisi in 88 per la prima e 54 per la seconda. Il tutto in un territorio diversificato che si estende per quasi 5.000 chilometri quadrati che va da Desulo ad Arbus.

Era una nomina attesa da quasi due anni. Promosso il 4 maggio 2019 al vertice della chiesa arborense, Roberto Carboni era stato nominato dal Papa anche amministratore apostolico della diocesi di Ales, dove aveva iniziato il cammino episcopale il 17 aprile 2016, col preciso mandato di preparare il terreno in vista della graduale unificazione delle due Chiese ormai sorelle. Allora apparve chiaro che la piccola diocesi compresa tra Medio Campidano e Marmilla, con 95mila abitanti, era stata inserita tra le chiese locali destinate, per espresso desiderio papale, all’unificazione. È un progetto che in Sardegna ha già interessato le diocesi di Nuoro e Lanusei dal 9 aprile 2020 unite nella persona del vescovo barbaricino don Antonello Mura e nei prossimi mesi dovrebbe coinvolgere, caso-Becciu permettendo, anche Ozieri e Tempio-Ampurias.

«Questa nomina stimola tutti noi a realizzare – ha scritto padre Carboni in un messaggio ai fedeli delle due diocesi – un più intenso percorso unitario di formazione del clero e del laicato e di interscambio nell’esercizio del ministero presbiterale. Alcuni passi di collaborazione già sono stati fatti altri si potranno progettare insieme». In questi due anni, monsignor Carboni ha lavorato, in punta di piedi e senza accelerazioni e forzature, per avviare più forti contatti tra il clero arborense e quello alerese e favorire iniziative comuni tra le aggregazioni cattoliche. «Ringrazio di cuore il Santo Padre – ha detto padre Roberto – per la fiducia che continua a manifestarmi e per la sollecitudine nei confronti delle nostre due Diocesi. Ringrazio i presbiteri, i diaconi, le religiose e i religiosi, i seminaristi e tutto il popolo di Dio nelle sue molteplici vocazioni, per la testimonianza di vita cristiana, la collaborazione e la disponibilità con cui vorranno accogliere questo nuovo percorso che la Provvidenza del Signore ha voluto indicare».

«L’unificazione ormai prevista può dare molti risultati – dice don Nico Massa parroco della parrocchia san Niccolò di Guspini, vicario diocesano per la pastorale e la comunicazione – perché clero e laici delle due Chiese porteranno il meglio delle loro identità. Alcuni programmi possono partire a breve. Ognuno porterà in dote la propria sensibilità, noi di Ales-Terralba metteremo, tra l’altro, il radicamento nel sociale e la pastorale del lavoro maturata in decenni di vicinanza agli operai impegnati in processi di trasformazione e crisi industriali, che hanno avuto ripercussioni sulle famiglie».

Roberto Carboni è il 37° vescovo della storia della diocesi di Ales-Terralba, iniziata nel 1506 con don Giovanni Sanna parroco di San Gavino. Tra i suoi predecessori diversi presuli attenti al sociale. Nel 1638-1643 il vescovo Michele Beltran cercò di porre rimedio al problema dell’usura creando un istituto precursore dei monti frumentari. Monsignor Giuseppe Maria Pilo (1761-1786) istituì “scuolette” nei paesi e decise l’apertura della scuola del seminario ai poveri. Dal 1948 al 1982 monsignor Antonio Tedde aprì scuole vescovili colonie, orfanotrofi e oratori e abolì il regime tariffario per le celebrazioni religiose.

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