La Provincia batte 39 dipendenti

Chiedevano il pagamento delle progressioni economiche orizzontali per l’annualità 2019

ORISTANO. Si chiamano progressioni economiche orizzontali. Per chi non lavora nella pubblica amministrazione o in aziende di grosse dimensioni sono qualcosa di sconosciuto. Costituiscono un sistema di avanzamento all’interno di ciascuna categoria e ciò comporta un incremento dello stipendio a parità di prestazioni lavorative. Le chiedevano trentanove dipendenti della Provincia per l’annualità 2019, ma il giudice della sezione Lavoro del tribunale, Salvatore Carboni, ha respinto le loro richieste e dato ragione all’ente che invece non voleva attribuire questa sorta di integrativo.

Lo scontro è approdato in aula solo nelle scorse settimane, ma nasce molto prima. Il ricorso presentato dai dipendenti della Provincia tramite l’avvocato Rinaldo Saiu era infatti del settembre del 2019, proprio l’anno incriminato. L’amministrazione non era stata a guardare e, assistita dall’avvocato Antonio Bardi, si era opposta a tale richiesta, così è stata istruita la causa che ha portato al recente provvedimento. Il salto indietro è però necessario per capire perché sia nato il contrasto tra i trentanove e il loro datore di lavoro. I primi chiedevano che venisse riaperta la procedura selettiva per l’attribuzione della progressione economica orizzontale che nel 2019 non era stata assegnata. In alternativa sollecitavano che venissero fatti nuovi atti amministrativi che portassero nella stessa direzione.

I dipendenti non si sarebbero però accontentati solo di vedere riconosciuto quel che pensavano gli spettasse, ma chiedevano anche un risarcimento dei danni. Non otterranno né l’uno né l’altro, a meno di appelli e pronunciamenti di parere opposto. Il giudice infatti ha chiarito che la procedura adottata dalla Provincia era corretta, ricostruendo tutta la vicenda sin dall’inizio.

Per prima cosa la somma che doveva essere destinata alle progressioni economiche orizzontali sarebbe dovuta arrivare a 90mila euro, cifra che anche l’anno precedente era stata inserita nel bilancio dell’ente proprio a tale scopo. Il problema nasce però nel 2019 perché la norma dice che tale tipo di integrativo aveva bisogno di essere sottoposto a nuova contrattazione a livello nazionale, tanto che la Provincia non si preoccupò di presentare il bando che attivava la procedura di selezione che avrebbe attribuito le progressioni «nel limite delle risorse disponibili».

Si entra in un percorso stretto, delimitato da regole ben precise che il giudice riassume spiegando che la contrattazione c’era stata sì, ma nel 2017 per il 2018, mentre per il 2019 il precedente accordo era da considerarsi nullo. La delibera, chiamata in causa dai dipendenti e sulla base della quale avrebbero voluto aver accesso all’integrativo, riguardava però proprio il 2017 per l’anno successivo. Ecco che è facile capire perché, nel febbraio del 2019, l’amministratore straordinario della Provincia, Massimo Torrente, non avesse messo in moto la procedura e questo ancor più perché la Regione non aveva stanziato la somma da destinare alle progressioni economiche orizzontali. Così infatti si giustificava Massimo Torrente quando parlava di «sole spese obbligate o strettamente necessarie a non causare gravi danni all’ente».

Restava però quel verbale del marzo del 2018 a cui i dipendenti facevano riferimento, in cui si diceva che per questo capito di spesa la Provincia avrebbe dovuto destinare le risorse. Per il giudice quella clausola è da ritenersi nulla, dal momento che il contratto integrativo ha durata triennale e che la scadenza era nel 2018, mentre il 2019 sarebbe dovuto rientrare nel triennio successivo che si conclude proprio quest’anno. La conclusione, a questo punto, è apparsa scontata: nessuna integrazione agli stipendi e nessun risarcimento. A meno di un ribaltamento della sentenza.

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