Dall’aereo in volo piove cocaina

Arrestato il pilota 28enne: ha sbagliato mira e il borsone con 8 chili e mezzo è finito su un tetto

BARATILI SAN PIETRO. Dal cielo su Berlino Est piovevano viveri e tavolette di cioccolato sulle case di chi non poteva più varcare i confini della zona sovietica della città, della quale furono bloccati tutti gli accessi e le uscite nei primi momenti della Guerra Fredda. Su lande desolate africane, più di una volta i grandi cargo dell’Onu fanno cadere centinaia di sacchi di derrate alimentari per alleviare popolazioni allo stremo per le carestie. Sul tetto di una casa tra Baratili San Pietro e Nuraxinieddu, il 28 marzo scorso, è invece atterrato un borsone con otto chili e mezzo di cocaina. Non è una serie tv sui cartelli del narcotraffico in Sudamerica, è realtà ed è successo in Sardegna per la prima volta.

La famigliola, che a quell’ora stava pranzando, ha sentito il botto e ha chiamato i carabinieri che, seppure perplessi, sono andati a controllare. Non si sa mai e chi fa quel mestiere, non prende sottogamba le segnalazioni. Così, mentre il grosso delle pattuglie era impegnato a gestire l’assembramento della gara ciclistica in corso a Cabras quella mattina, un’altra ha dato un’occhiata sul tetto ed è lì che è stato notato l’oggetto volante, per una volta, identificato. Non era un Ufo, ma un borsone da viaggio carico di panetti di cocaina purissima che, venduta al dettaglio, avrebbe potuto avere un valore di circa otto milioni e mezzo. La caccia al lanciatore dalla mira non infallibile è stata complessa, eppure è durata poche settimane. Il lavoro sinergico dei militari della Compagnia di Oristano con l’undicesimo Nucleo elicotteristi di Elmas ha fatto centro portando all’arresto di un pilota romano di 28 anni.

Francesco Rizzo, istruttore di volo che guida anche aerotaxi per una compagnia ungherese, volava a bassa quota – l’operazione è stata non a caso nominata Fly Down-Volo basso – su un Cessna. Quel giorno era talmente vicino a terra che aveva gabbato i radar che avevano perso la sua traccia. Volava a circa 300 piedi, poco meno di 100 metri, e andava avanti e indietro perché cercava il punto giusto in cui far cadere il suo carico preziosissimo. Il problema è che non è facile centrare il bersaglio quando si viaggia a quella velocità e comunque si è in quota.

Infatti ha sbagliato e il borsone è finito sull’impianto fotovoltaico della casa, che è stato anche danneggiato. Da quel momento Francesco Rizzo ha continuato a volare, facendo la spola tra Ungheria, Germania, Grecia, Italia e Sardegna, dove due giorni fa ha fatto anche l’ultimo atterraggio perché ad aspettarlo in pista c’erano un’ordinanza di custodia cautelare della giudice Federica Fulgheri e un paio di manette già pronte. Da settimane i carabinieri della Compagnia di Oristano coordinati dal capitano Francesco Giola e i loro colleghi elicotteristi di Elmas, guidati dal capitano Vincenzo Piazza avevano chiuso il cerchio. Incrociando i dati dei radar con quelli dei rilevatori satellitari presenti a bordo di ogni aereo, erano risaliti al pilota che quel giorno si era cimentato nelle consegne a domicilio all’indirizzo sbagliato.

Raccolti tutti quegli elementi, il procuratore Ezio Domenico Basso e il sostituto Armando Mammone hanno preparato la richiesta di custodia cautelare. Alla prima occasione utile, ovvero al primo viaggio sui voli della Sardegna da quando la giudice l’ha firmata, è scattato il blitz. A Elmas, grazie alla collaborazione che l’Enav ha dato in tutte queste settimane, era pronto uno spazio un po’ defilato per l’atterraggio del Cessna. Pochissimi minuti dopo che le ruote hanno toccato il suolo, sono comparse le divise. Francesco Rizzo non ha detto mezza parola. Ora le ricerche si spostano a terra: a chi era destinato il pacco? Questo è ancora da scoprire.

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