«Non avevamo un piano sulla sicurezza»

Udienza per la morte sul lavoro di Andrea Sardu nell’area industriale. Parla un dipendente di Logistica Mediterranea

ORISTANO. «In quel capannone operavano diverse aziende e mancava il piano sulla sicurezza». La testimonianza di Gualtiero Gomez, dipendente della Logistica Mediterranea e, all’epoca responsabile della sicurezza, hanno suonato come una conferma alla tesi accusatoria del pubblico ministero Andrea Chelo. Arriva alle ultime battute, infatti, il processo per l’incidente sul lavoro che il 17 ottobre del 2016 costò la vita ad un autotrasportatore di Terralba, Antonio Sardu, di 53 anni, schiacciato dal crollo di un’architrave che aveva urtato mentre faceva manovra con il suo camion carico di barbabietole. Accusati di omicidio colposo sono due imprenditori: Gastone Fabbri (difeso dall’avvocato Salvatore Casula) 73 anni, rappresentante legale della ditta Logistica Mediterranea (ex Tirso Trasporti), azienda di cui Andrea Sardu era dipendente; e Tonio Fenu (difeso dall’avvocato Raffaele Miscali), imprenditore iglesiente responsabile per la ditta Gu.Mar. Ispection che aveva subappaltato il lavoro di carico e scarico delle merci dal porto al capannone di via Atene nella Zona industriale dove avvenne la tragedia. Anche ieri sono emerse carenze sulle misure di prevenzione degli infortuni. Già nella precedente udienza, infatti, un collega di Sardu aveva detto che il personale non era stato istruito sulla differenza tra l’operare in luoghi chiusi o all’esterno. Aveva spiegato che, essendo professionisti, decidono loro stessi il modo in cui agire ma che, in ogni caso, non c’erano state indicazioni particolari sul comportamento da tenere all’interno di capannoni prefabbricati né vi erano particolari misure di sicurezza che differenziassero un luogo al chiuso, come quello in cui avvenne l’incidente, da qualsiasi altro luogo all’aperto dove gli ostacoli e i fattori di rischio sono diversi. Carenze sulla sicurezza erano state evidenziate e confermate dagli ispettori dello Spresal e dagli agenti della polizia giudiziaria.

Dalle testimonianze è emerso che Andrea Sardu (i cui familiari, (la vedova e i figli) si sono costituiti parte civile con gli avvocati Simone Prevete, Ezio Ullasci e Valerio Martis, aveva varcato l’ingresso del capannone con il cassone del camion leggermente rialzato, urtando una parte del prefabbricato. Quella struttura, secondo le accuse, non doveva essere utilizzata da determinati tipi di automezzi perché inadatti alla manovra in quegli spazi ritenuti troppo angusti.

Sono accuse pesanti che ovviamente possono avere delle ripercussioni notevoli anche nel campo del risarcimento dei danni. Il processo proseguirà il 14 marzo 2022, mentre la discussione è fissata al 4 aprile.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes