Farmacia territoriale, l’apertura è un miraggio

Ghilarza, a settembre l’Assl ha garantito un solo giorno di servizio agli utenti File di ore davanti all’ingresso e disagi. L’azienda: «Da ottobre si raddoppia»

GHILARZA. Lunghe code e attese interminabili stanno diventando un triste déjà vu al deposito farmaceutico territoriale, che in questo mese ha effettuato una sola apertura per la consegna dei farmaci e dei presidi sanitari, contro le due di agosto. Martedì si è ripetuto un copione già noto: numerosi cittadini in piedi sotto il sole in attesa del proprio turno. In inverno, quando la cadenza del servizio era bisettimanale, si è assistito più volte alla stessa scena ma con gli ombrelli aperti.

Il problema sembrerebbe essere però in via di risoluzione. L’Ats ha inserito una nuova figura professionale nella dotazione organica e, da ottobre, questo permetterà di raddoppiare gli accessi mensili alla struttura di via Gorizia e nella sede territoriale di Bosa. Il servizio dovrebbe essere ulteriormente potenziato una volta conclusa la selezione per l’assunzione di nuovo personale avviata dall’Ats. Ma la tolleranza dei cittadini è ormai al limite. Prova ne sono le proteste veementi dei giorni scorsi da parte di utenti esasperati e indignati. Martedì, ad esempio, l’affluenza è stata molto intensa. Com’era prevedibile, nell’unico giorno disponibile si è riversata sul presidio locale l’utenza di un intero distretto, che fino allo scorso luglio aveva disposto del servizio per due volte a settimana.

Già quell’organizzazione era frutto di una drastica riduzione dei giorni di apertura al pubblico che aveva avuto un impatto negativo nella percezione dei cittadini. La situazione si è trascinata immutata per anni, a causa delle difficoltà di impinguare un organico ridotto all’osso. Ma negli ultimi due mesi è stata superata ogni misura, costringendo le persone che affrontano anche lunghi tragitti a subire il fastidio di attese ancora più estenuanti rispetto al recente passato, e talvolta persino vane a causa dell’indisponibilità di certi farmaci o ausili.

Sono condizioni non facili per nessuno, non lo sono per gli anziani che non possono delegare a terzi, non lo sono per i lavoratori costretti a chiedere qualche ora di permesso o un giorno di ferie per garantirsi la scorta di medicinali e dispositivi salvavita ai loro parenti.

Martedì molti di loro erano in fila già dalle 7 del mattino, un’ora e mezza prima dell’apertura. Altri sono dovuti restare in coda ben oltre l’orario di chiusura delle 13, con l’unica farmacista al banco a fare gli straordinari. Nello stesso periodo di riferimento il servizio è stato ridotto nei presidi territoriali di Bosa e Ales e, da una periferia all’altra della provincia, l’interrogativo degli utenti è lo stesso: quanto ancora dovrà essere sacrificato della medicina territoriale perché ci si accorga di quali contraccolpi questo smembramento stia producendo su territori già penalizzati da un sistema ospedaliero in grave sofferenza?

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