Il Comune paga la parcella dopo 25 anni

Il geometra progettista dell’ippodromo comunale non aveva ricevuto il compenso da 119mila euro, ora ne avrà 40mila

ORISTANO. Imprese e professionisti, nel corso del 2020, hanno dovuto aspettare in media venticinque giorni, prima che le fatture presentate al Comune di Oristano venissero liquidate. Un’attesa più che ragionevole, ma c’è anche chi ha dovuto attendere venticinque anni. È il caso del geometra oristanese Tore Licheri che, dopo quasi tre decenni di diffide e solleciti, è riuscito a farsi pagare due parcelle presentate nel 1994 e nel 1996. La vicenda sarebbe già abbastanza assurda, ma lo diventa ancora di più, se si pensa che il lavoro in questione gli venne commissionato nel 1986 e che il Comune non ha mai utilizzato il progetto redatto dal professionista. Né mai l’opera ha mai visto la luce.

Si parla infatti dell’ippodromo di Torregrande, un’idea rimasta tale ed esistente solo sulla carta, oltre che negli annali delle polemiche politiche cittadine. Il geometra ovviamente è la prima vittima di questa storia. L’incarico relativo alla progettazione e alla direzione dei lavori dell’ippodromo che avrebbe dovuto arricchire l’offerta della borgata marina, gli venne affidato nel 1986. Nel 1994, a lavoro ultimato, presentò la prima parcella relativa alla progettazione, e nel ’96 inviò la seconda per l’aggiornamento del progetto.

Intanto la politica cittadina si scontrava, senza cavarne piede, sul Piano urbanistico comunale, determinante per sbloccare la realizzazione dell’ippodromo. Così nel 2002, nel 2006 e nel 2016, attento a non far scattare i termini della prescrizione decennale, il geometra ha ripresentato le parcelle, sotto forma di diffide. Ai tempi della progettazione c’era ancora la lira, ma non è stato difficile convertire le somme per una richiesta totale di 119mila euro.

Cominciano così cinque anni di trattative fra l’ente locale e gli avvocati Roberto Dau e Giuseppe Piras, legali del professionista. Il 24 marzo scorso, infine, le parti si accordano per una transazione di 40mila euro, da liquidare entro il 30 ottobre e pongono fine dopo 35 anni alla vicenda. Capitolo chiuso, dunque, per il professionista, ma fra le vittime ci sono tutti i cittadini che si ritrovano a pagare, attraverso le casse comunali, un progetto mai realizzato. La città della Sartiglia, peraltro, non solo non ha un ippodromo, ma nemmeno un galoppatoio, una banale pista sterrata dove i cavalieri della giostra possano provare e allenarsi in sicurezza. Dieci giorni fa si festeggiava Santa Croce: un tempo, fra gli eventi legati alla festa c’era il palio, ma ormai è solo un lontano ricordo e l’ultima edizione, nel 2014, si è svolta a Corte Baccas, in territorio di Santa Giusta. Le vittime sono note, ma è inutile cercare un responsabile preciso, in una storia che coinvolge le amministrazioni comunali degli ultimi 35 anni.

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