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cronaca

Atto mai completato e il Comune perde una grossa eredità

Busachi. Nel 1989 un compaesano donò alcuni terreni Ora si scopre che non fu mai trascritto l’inventario dei beni


30 settembre 2021 di Maria Antonietta Cossu


BUSACHI. Eredità a rischio per il Comune, che potrebbe perdere il frutto di un cospicuo lascito ricevuto più di trent’anni fa. La possibilità di recuperare la situazione è appesa a un filo e dipende dalla sussistenza di margini d’interpretazione della normativa che regola l’acquisizione di beni ceduti tramite atto di successione. Un diritto quasi certamente prescritto nel 1999 a causa di un’omissione nella procedura di accettazione dell’eredità. L’iter era stato avviato a tempo debito dall’amministrazione allora in carica finendo però con l’arenarsi a un passo dalla conclusione.

L’inghippo è stato scoperto solo di recente, ma la vicenda è datata. Bisogna tornare indietro fino al 1987, quando Giovanni Mele, sindaco di Busachi alla fine degli anni ’50, nominò il Comune fra i beneficiari del testamento con l’esplicita richiesta che il lascito fosse investito nella futura casa di riposo. Il benefattore assegnò la nuda proprietà dei suoi terreni all’ente locale, disponendo che ne entrasse pienamente in possesso alla morte dei nipoti, titolari del diritto di usufrutto. Due anni dopo l’amministrazione formalizzò la dichiarazione di accettazione dell’eredità nella cancelleria del tribunale di Oristano, cui seguì la trascrizione all’Ufficio Registri Immobiliari.

Perché la pratica fosse perfezionata il Comune avrebbe dovuto redigere l’inventario dei beni ricevuti entro dieci anni dalla morte del testatore, intervenuta nel 1989. Ma di quel passaggio non risultano tracce negli archivi comunali, consultati dopo la recente scomparsa dell’ultimo usufruttuario. «Purtroppo c’è stata qualche omissione e questo potrebbe compromettere il beneficio che avrebbero tratto il Comune e la collettività dalla disponibilità di quei terreni», sottolinea il vicesindaco Lino Cordella annunciando il ricorso a un legale: «Vogliamo tutelare gli interessi dell’ente e della popolazione. Avremmo voluto fare buon uso del lascito e rispettare la volontà del signor Mele, che con quel nobile gesto dimostrò grande lungimiranza».

L’intento di questa amministrazione era di destinare il ricavato della vendita degli immobili all’acquisto di un’area di 700 metri quadri adiacente alla comunità alloggio, dove realizzare un giardino per gli ospiti. Il rischio è che le risorse finanziarie debbano essere cercate altrove. «È un danno enorme. Verosimilmente il Comune ha perso l’eredità», sostiene il sindaco Giovanni Orrù, che alla morte dell’usufruttuario, di cui era amministratore di sostegno, ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora: «Non solo è emerso che gli immobili non erano stati trascritti nell’inventario dell’ente locale entro il 1999, come prevedeva la normativa, ma siamo venuti a conoscenza che nel 2017 un compaesano ha intentato una causa per usucapire la proprietà dei terreni dell’usufruttuario. A mio avviso è un atto illegittimo, ma con la morte dell’assistito non ho titolo per oppormi in tribunale e neppure il Comune può farlo se il suo diritto è davvero decaduto. Ci siamo rivolti a un avvocato per capire se esista un modo per rivendicare la proprietà, ma anche per premunirci nel caso in cui fossimo accusati di danno erariale e per evitare che ricada su di noi la responsabilità delle dimenticanze di altri».

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