Marijuana, nuovi blitz e altri arresti

Dopo il sequestro di 163 chili di droga a Marrubiu, la Squadra mobile mette a segno un nuovo colpo nelle campagne 

ORISTANO. Non era un lupo solitario. L’allevatore arrestato nei giorni scorsi nelle campagne di Marrubiu, perché aveva con sé oltre 160 chili di marijuana già essiccata, aveva dei compagni di avventura. L’operazione della Squadra mobile della polizia non si era quindi conclusa con il primo blitz nel casolare nelle campagne di Is Bangius. Negli ultimi giorni infatti gli agenti hanno proseguito la loro azione e hanno effettuato nuovi arresti, di cui per ora non sono stati dati dettagli perché l’indagine per sgominare la banda di coltivatori e spacciatori è ancora in corso e potrebbe riservare ulteriori sviluppi.

È stato però impossibile non notare un certo traffico di pattuglie e agenti aggirarsi nelle campagne tra Marrubiu e Santa Giusta, dove sarebbero scattate le manette per alcuni stretti collaboratori di Antonio Marrocu, il 31enne arrestato martedì scorso, dopo l’irruzione in un locale all’interno del terreno in cui gestisce un’azienda zootecnica. Gli agenti della Mobile sono andati a colpo sicuro e infatti hanno recuperato il grosso carico di marijuana già essiccata, in tutto oltre 160 chili. Per Antonio Marrocu si sono quindi spalancate le porte del carcere, con l’arresto poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari.

Incensurato e definito un insospettabile, avrebbe invece avuto dei complici in questa operazione che doveva servire per smerciare circa mezzo milione di droga da destinare non solo al mercato oristanese. La riprova arriva dal fatto che le nuove perquisizioni con i successivi arresti riguarderebbero persone che hanno sì le loro attività lavorative nella zona tra Santa Giusta e Marrubiu, ma che non sono originarie della zona. Sarebbero del Nuorese e, secondo qualche voce che inizia a trapelare, sarebbero tre, ma non è escluso che possano anche essere di più.

Del resto, era difficilmente ipotizzabile che una sola persona potesse aver messo in piedi una coltivazione che poi potesse rendere 160 chili di marijuana già pronta per la vendita; appariva impossibile che una sola persona si fosse poi occupata del raccolto, della lavorazione e, in parte, anche dello smistamento in quantitativi da mezzo chilo che erano diretti a chi doveva poi occuparsi della vendita al dettaglio. La sensazione, sin dal primo momento, era che quello di Is Bangius fosse solo il punto di raccolta e di smistamento della droga e che dietro ci fosse un sistema a più moduli, in cui ciascuno dei partecipanti aveva un compito ben preciso. Una sorta di mutua cooperazione che però è andata in fumo prima ancora che qualcuno potesse accendere le prime “canne”. Per i dettagli e le certezze, bisogna comunque attendere che l’intera operazione della polizia sia terminata.

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