L’indagine non si ferma, è caccia ai quattro in fuga

SANTA GIUSTA. Mancano ancora quattro uomini all’appello. Sono fuggiti nel momento in cui hanno capito che era scattato il blitz della polizia che, per questa indagine, ha usato venti uomini, vecchi...

SANTA GIUSTA. Mancano ancora quattro uomini all’appello. Sono fuggiti nel momento in cui hanno capito che era scattato il blitz della polizia che, per questa indagine, ha usato venti uomini, vecchi metodi e tanta pazienza. L’inchiesta ha preso le mosse da un’attività decisa a tavolino: la strategia prevedeva di monitorare tutte le piantagioni di canapa indicata dai coltivatori come legale. Questi non hanno bisogno di autorizzazioni, ma devono solo fare la comunicazione. A quel punto alle forze dell’ordine spetta il compito di verificare che tutto si svolga in regola.

Gli agenti della Mobile hanno ipotizzato che, accanto alle piante con un principio attivo regolare, ve ne fossero altre che superano i termini minimi imposti per legge. E non si sbagliavano. Quando nelle scorse settimane hanno notato che in una parte del campo di Santa Giusta era stata già effettuata la raccolta, hanno iniziato a monitorare il resto della coltivazione. Hanno passato giorni a verificare chi fosse di passaggio da quelle parti e poi hanno fatto scattare la prima perquisizione a Marrubiu con il primo sequestro.

Sabato il movimento attorno alla piantagione è aumentato, così si è deciso di intervenire una seconda volta. Il vano del Tir era già pieno quando sono arrivate le squadre. La banda aveva un uomo a fare da palo all’imbocco della strada di campagna che è riuscito ad allertare gli altri, così tre di loro più la vedetta stessa si sono messi in salvo nei campi. «Ci sono indagini in corso per identificarli – ha spiegato il dirigente della Mobile Samuele Cabizzosu –. Già così siamo sicuri di aver messo al tappeto un’organizzazione molto ben affiatata che doveva effettuare ben due trasporti con lo stesso Tir e che aveva investito tempo e risorse ingenti per mettere in piedi questo affare. Siamo riusciti a superare le difficoltà grazie all’uso di un drone. Ormai vengono coltivate piantine geneticamente modificate che crescono al massimo sino a 60 centimetri, per cui non riusciamo più a individuare le coltivazioni con gli elicotteri». (e.carta)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes