Una galleria a cielo aperto con le opere degli studenti

Il progetto nato nel 2019 ha subito diversi stop dovuti alla pandemia Da Tilocca e da Lutzu i complimenti ai giovani impegnati nel progetto

ORISTANO. «Un po' come i salmoni, ci siamo ritrovati a risalire la corrente negli ultimi due anni per arrivare a questo risultato. Non penso sia giusto parlare di regalo a Oristano, perché le scuole sono composte di cittadini competenti che hanno il dovere di lasciare qualcosa alla loro città» ha affermato ieri nella conferenza conclusiva del progetto “Una scuola grande come il mondo” il dirigente scolastico dell’istituto “De Castro” Pino Tilocca. Il progetto, che coinvolgeva gli studenti del classico e dell'artistico, ha mosso i primi passi nell'autunno 2019 e ha dovuto fare i conti dopo pochi mesi con lo shock della pandemia. Ma non si è fermato ed è proseguito sino al tour de force delle ultime settimane, che ha visto l'installazione di dodici opere lignee, ceramiche e pittoriche fra Torangius, San Nicola, Sacro Cuore e le quattro scuole elementari della città. Forse la definizione più efficace l'ha data il direttore del Centro Servizi Culturali – partner insieme a Comune, Biblioteca, Pinacoteca e alla cooperativa Factoria – Marcello Marras: «Un lavoro bello e colorato, che trasmette positività ma soprattutto un senso di collettività». Perché il percorso che ha portato il “De Castro” a disseminare le periferie di Oristano con opere d'arte, coinvolgendo istituzioni culturali e politiche, associazioni, professionisti, piccole imprese e semplici cittadini ha un valore indiscutibile. «Le opere e le attività culturali create e promosse dagli studenti, assieme ai cittadini, diverranno simboli e figure identitarie» scrive nella sua recensione Ivo Serafino Fenu, che del progetto finanziato dal Ministero dei Beni Culturali era coordinatore insieme a Sara Meli, Caterina Lubinu, Sabrina Sinis e Silvia Mongili. Il risultato di questo impegno è una galleria artistica a cielo aperto, con tanto di sito internet (www.oago.it) e app – realizzati dall’ingegner Antonio Burrai del Fab Lab Oristano – che permettono di localizzare le opere e conoscerne le storie e il significato, anche grazie ai due filmati realizzati dagli stessi studenti insieme al regista Simone Cireddu. Tutte le opere nascono dal confronto con le esigenze espresse dai cittadini dei quartieri periferici e sono state realizzate con la loro partecipazione: «La scuola – ha spiegato nella sua relazione Sara Meli – si è assunta la responsabilità di predisporre un'offerta culturale in grado di migliorare il benessere sociale degli abitanti di Oristano». Così, nello scalcagnato muro di cinta del Campo Tharros è nato il murale “Ali” o nel negletto parchetto di via Milis l'installazione “Risveglio”. Sentito il ringraziamento formulato dal sindaco Andrea Lutzu, con il Comune che ha fornito supporto logistico e amministrativo: «A volte si abusa del concetto di gioco di squadra, ma stavolta è andata proprio così».

Davide Pinna

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