Passo indietro della direzione, pneumologia non chiuderà

ORISTANO. La pneumologia del San Martino è salva. I quattro specialisti che qualche giorno fa erano stati spostati al reparto di Medicina interna, rimarranno al loro posto. La notizia è trapelata...

ORISTANO. La pneumologia del San Martino è salva. I quattro specialisti che qualche giorno fa erano stati spostati al reparto di Medicina interna, rimarranno al loro posto. La notizia è trapelata nella tarda mattinata di ieri. La Direzione sanitaria, rivedendo il precedente ordine di servizio, ha stabilito che i pneumologi continueranno a occuparsi di patologie dell’apparato respiratorio e non saranno utilizzati per coprire i turni dei colleghi della Medicina, reparto che soffre di gravi carenze della pianta organica. Contro quella che di fatto era la cancellazione di un servizio esistente da 27 anni e che, pur considerato un fiore all’occhiello della sanità oristanese, non è reparto a sé non essendo mai stato firmato un apposito atto aziendale che definisca la struttura complessa di pneumologia, aveva scatenato più di una protesta.

Per primo era insorto il Comitato per il diritto alla salute. Successivamente l’Associazione ex esposti amianto aveva scritto all’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, chiedendo di intervenire presso la Direzione sanitaria per far revocare l’ordine di servizio. Gli ex esposti avevano ricordato come la struttura oristanese fosse stata la prima in Italia a dotarsi, nel 1994, del protocollo sanitario destinato alla sorveglianza sanitaria degli ex esposti alle fibre di amianto, per via della presenza di due stabilimenti, poi chiusi, per la produzione di manufatti in cemento amianto.

La pneumologia del San Martino ha sempre avuto un notevole carico di lavoro. Nel 2019, prima della pandemia, sono state effettuate 7.304 visite, 3mila esami di funzionalità respiratoria come spirometria ed emogasanalisi; 305 consulenze in ospedale e 106 broncoscopie. Nell’ultima settimana sono stati diagnosticati e inviati al trattamento tre casi di tumore ai polmoni.

A seguito del lockdown, anche il servizio ha subito una fermata. Ora, per una visita specialistica, l’attesa è di un anno. Maria Carmela Marras, portavoce del Comitato per il diritto alla salute commenta favorevolmente la notizia del salvataggio del reparto, ma avverte: «Da due anni non c’è più un pneumologo che svolga le visite domiciliari ai pazienti allettati con insufficienza respiratoria. Parliamo di persone con la sla o oncologici terminali che sono stati dimenticati. L’ossigeno è un salvavita, ma le bombole possono essere prescritte unicamente da pneumologi o anestesisti». Vista la carenza di medici, purtroppo, è difficile ipotizzare una soluzione a breve.

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