Phoinix prende la strada della Corte dei Conti

Dal fascicolo penale potrebbe nascere un procedimento per danno erariale Per il percorso naturalistico inutilizzato sono stati spesi 800mila euro

ORISTANO. Il parco Phoinix, incompiuta da 800mila euro, potrebbe diventare presto un affare da Corte dei Conti. Se l’inchiesta penale sembra non aver trovato il pertugio giusto in cui infilarsi, ha avuto per lo meno il merito di porre alcune questioni che, in tutti questi anni, se si eccettuano i ripetuti articoli di stampa, erano rimaste quasi sotto traccia: perché spendere tutti quei soldi per un’opera rimasta di fatto inutilizzabile? I lavori fatti valgono davvero quella cifra? Chi doveva accertare che il tutto arrivasse a conclusione e fosse poi fruibile, ha creato un danno all’erario lasciando in eredità al territorio un’incompiuta?

La sensazione è proprio questa ovvero che la direzione che il fascicolo prenderà, al di là di eventuali risvolti penali ancora possibili, è quella della magistratura contabile che potrebbe chiedere i danni a chi, in tutti questi anni, ha navigato nell’inerzia, un’inerzia costata per l’appunto 800mila euro di soldi pubblici. La novità più fresca arriva comunque dall’appello presentato dal pubblico ministero Armando Mammone che, a fine estate, aveva chiesto il sequestro dell’area su cui si snoda il percorso naturalistico che si estende per tutta la lunghezza del parco, attraversando anche le peschiere di Sa Mardini e di Mistras. Le note dolenti riguardano proprio questo tratto del percorso, perché, viste le limitazioni di orari, non è mai stato realmente utilizzabile dagli amanti delle escursioni a piedi o delle passeggiate in bicicletta.

Basandosi su queste argomentazioni la procura aveva ipotizzato un inadempimento nelle prestazioni da parte di chi gestisce il tratto lungo le due peschiere, iscrivendo contestualmente sul registro degli indagati i rappresentanti legali delle due cooperative che gestiscono Mistras e Sa Mardini ovvero Giuliano Cossu e Marco Antonio Manca. Con le limitazioni di orari imposte avrebbero impedito la fruizione del percorso nella zona delle peschiere.

Già la giudice per le indagini preliminari aveva respinto la prima richiesta di misura cautelare e da qui il pubblico ministero aveva preso le mosse per presentare appello. Il collegio presieduto dalla giudice Carla Altieri e composto anche dalle magistrate Elisa Marras e Serena Corrias ha però fatte proprie le motivazioni già indicate dalla prima giudice, respingendo ancora una volta la richiesta di sequestro dell’area. Il provvedimento dice che non si ravvisa reato perché è dubbio che sia stato davvero stipulato l’accordo tra i partecipanti all’opera ovvero la Provincia, i Comuni di Oristano e Cabras e per l’appunto i gestori delle due peschiere.

Mancando un vero e proprio contratto, non può esserci stato quindi un inadempimento. Spostando però lo sguardo dagli aspetti penali a quelli del possibile danno erariale la visione potrebbe essere diversa. Quella spesa di 800mila euro – soldi della collettività svaniti nel nulla o quasi – per un’opera che non esiste, deve trovare una giustificazione affinché non si ravvisi una pessima se non dannosa gestione delle risorse pubbliche. Se qualcuno ha sperperato denari di tutti, potrebbe essere chiamato a risponderne in prima persona e quindi a restituirli. Nel frattempo Phoinix continua a essere poco più di un nome dato a un progetto che, dalle proprie ceneri, non sembra essere in procinto di risorgere.

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