Il declino del centro tra crolli e case pericolanti

Preoccupano le cadute di calcinacci e i tanti edifici abbandonati da anni Il Comune lancia un’idea: «Compriamoli per poi assegnarli agli artigiani»

ORISTANO. In questi mesi il centro storico ha due volti. Da un lato tanti cantieri di restauro o addirittura nuove costruzioni, stimolati anche dai vari bonus edilizi esistenti; dall’altro ruderi e situazioni di degrado immobiliare, incancrenite o in via di peggioramento. Il tutto in un contesto generale che, a parte qualche via e piazzetta rifatta a nuovo dalla precedente amministrazione, vede strade dissestate, immondezzai in cui non manca l’eternit e una giungla di grondaie, condizionatori, cavi elettrici, antenne, tettoie e infissi in metallo che violano ogni norma urbanistica.

La cosa più preoccupante è che la tendenza non pare buona: non si fermano infatti i casi di crollo di calcinacci dai cornicioni, con almeno tre interventi dei vigili del fuoco e degli operai comunali nell’ultima settimana. Nei giorni scorsi il Comune ha adottato un’ordinanza in materia di decoro e contrasto al degrado urbano, per imporre ai proprietari di un palazzo al civico 48 di via Mazzini, accanto all’ingresso del mercato civico chiuso, di intonacare entro novanta giorni il primo piano, rimasto per anni allo stato grezzo.

È un tipo di provvedimento usato abbastanza raramente e, in passato, servì per porre rimedio al vergognoso spettacolo dell’ex bar Azzurro in piazza Roma, che comunque continua a essere il classico pugno nell’occhio di fronte alla torre di Mariano II, simbolo della città. «Quella di via Mazzini è una situazione molto impattante, in un’area dall’importante valore commerciale – spiega Giuseppe Pinna, il dirigente del Comune che ha firmato l’ordinanza – e nei prossimi tempi ne arriveranno altre, mirate alle situazioni più problematiche, sempre in relazione al contesto circostante».

Lo conferma anche l'assessore all’Urbanistica Gianfranco Licheri: «Non si può continuare con questo stato di abbandono totale da parte dei proprietari». Se le responsabilità dei privati, talvolta in grado di affrontare le spese di messa in sicurezza senza rinunciare al pane in tavola, sono chiare, anche il Comune ha le sue. Il piano particolareggiato è stato approvato nel 2017, ma è rimasto in gran parte sulla carta. «In realtà numerosi interventi privati sono stati eseguiti rispettando il piano – replica Licheri –. Vero è che gli investimenti pubblici si sono concentrati altrove, ma sono previste riqualificazioni di aree del centro o limitrofe nel piano di rigenerazione urbana che potrebbe essere finanziato entro novembre. Da qui alla fine del mandato non si vedranno i risultati, ma riusciremo a impostare dei progetti di riqualificazione sul centro storico».

Per il presidente della commissione Urbanistica, Fulvio Deriu, bisogna cambiare filosofia: «L’eccesso di vincoli crea incuria e il piano particolareggiato ne ha parecchi. Bisogna eliminare ambiguità ed elementi soggettivi dai piani, inasprire le sanzioni per chi non rispetta le norme e creare incentivi tributari per chi vuole intervenire. Bisogna anche tener conto dei casi in cui i proprietari non hanno le risorse per mettere in sicurezza, magari pensando a forme di baratto amministrativo con il Comune». Quindi formula una proposta: «Il Comune potrebbe acquistare gli edifici abbandonati e darli a canone concordato agli artigiani che tradizionalmente operavano in centro. Questo farebbe scendere anche i prezzi del mercato, che strozzano l’attività commerciale in centro». Ormai, però, il mandato è quasi finito e fino a oggi questi interventi non ci sono stati: «Ci siamo concentrati in aree dimenticate da anni come le frazioni. Da qui alle elezioni, però, possiamo iniziare a tracciare la strada che dovrà essere seguita nei prossimi anni. Il modello è quello delle linee guida dei centri matrice delle frazioni».

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