L’allarme dei sindacati: «Sfruttamento diffuso»

L’inchiesta ha portato alla luce una realtà nota, «ma non pensavamo così grave» Le associazioni di categoria sollecitano un tavolo in prefettura con le istituzioni

ORISTANO. «Avevamo più di un sospetto, però non immaginavamo una situazione così grave come quella emersa dall’inchiesta». All’indomani del vaso scoperchiato dalle indagini della guardia di finanza e dell’ispettorato del lavoro, parla Roberta Manca, segretaria provinciale della Flai Cgil, uno dei sindacati dei lavoratori agricoli. Secondo la sindacalista, che il lavoro nelle campagne, ma anche in altri settori, compresi quelli che pensano di essere più garantiti di altri, spesso si traduca nel peggior sfruttamento, è un dato conosciuto: «Non viene denunciato perché chi accetta queste condizioni di lavoro è sempre in una situazione di debolezza. Vale per gli immigrati, che spesso accettano condizioni di vita insopportabili anche per una bestia, ricattati perché un contratto di lavoro è indispensabile per ottenere il permesso di soggiorno e perché spesso significa anche avere un alloggio. Poco importa se invece di una casa, gli vien dato in un ricovero per animali – dice –. Vale anche per i cittadini italiani, quando non ci sono alternative.»

Secondo Roberta Manca, tuttavia, in Sardegna ancora non c’è un fenomeno di caporalato esteso come in altre regioni: «Però lo sfruttamento di lavoratori sottopagati, qui non è una novità e questo non vale solo in agricoltura. Esiste in tantissimi altri settori, dall’edilizia al terziario, inteso come turistico e alberghiero e commercio.»

Secondo il segretario provinciale della Uila Uil, Saverio Cancedda, il caporalato in Sardegna «È un fenomeno che esiste come altrove. Solo che qui in numeri sono inferiori alle altre realtà della Penisola. Gli strumenti per contrastarlo esistono: c’è la legge sul caporalato che deve essere applicata. Dopo questa vicenda, credo che sia il caso di attivare in prefettura un tavolo con le istituzioni preposte ai controlli e far si che i controlli avvengano in maniera costante.»

Quello della lavoratrice e del lavoratore che firmano un contratto pur sapendo che per ricevere quello stipendio dovranno lavorare anche il doppio delle ore che gli verranno pagate, è un fenomeno sottaciuto e che non emerge. «Non lo dicono nemmeno a noi del sindacato, perché quando ne veniamo a conoscenza, lo denunciamo», aggiunge Andrea Sanna attuale segretario generale della Cgil di Oristano e che per molti anni ha guidato la Flai. Conosce dunque molto bene la realtà che ha interessato le indagini della guardia di finanza e dell’ispettorato del lavoro. L’indagine durata quasi tre anni ha messo in luce una terribile e vergognosa storia di sfruttamento. Ha rivelato che a subire ricatti e sfruttamento sarebbero stati soprattutto sardi, giovani che vivono nell’Oristanese, disoccupati, vittime di un sistema che gli inquirenti hanno definito di vero e proprio caporalato. I sindacati però precisano: «Fortunatamente la maggioranza delle imprese opera in regola e rispetta i contratti – dice il segretario della Cisl Oristanese, Alessandro Perdisci –. L’esistenza del lavoro sottopagato resta comunque una realtà conosciuta. Tanti sono coloro che pur di lavorare accettano lo sfruttamento. Lo fanno anche perché sperano di ottenere condizioni migliori, ad esempio un contratto a tempo indeterminato, cosa piuttosto rara di questi tempi. Se non emerge però è anche per la mancanza di controlli. Sono anni che come sindacati confederali chiediamo al Governo nazionale di investire di più nel settore, aumentando il numero degli ispettori del Lavoro.»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes