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cronaca

Saltalafila, arriva il terzo no alla procura

L’inchiesta sui presunti furbetti dei vaccini: pubbliche le motivazioni con cui la Cassazione respinge le richieste cautelari


29 dicembre 2021 di Enrico Carta


ORISTANO. Le motivazioni, nelle poche righe con cui viene liquidata per la terza e definitiva volta la richiesta della procura, stavolta non aggiungono molto alla questione. La Cassazione spiega che già la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Oristano e poi i giudici del riesame di Cagliari avevano detto tutto con le loro precedenti sentenze. Il caso vaccini, legato all’inchiesta Saltalafila, non sembra essere affare da processo. La Sesta sezione non aggiunge dettagli, non dà ulteriori chiarimenti, ma semplicemente conferma ciò che già ad altra magistratura giudicante era apparso chiaro, ovvero che non ci sono gli estremi per applicare una misura cautelare ad alcuni dei medici indagati, assieme a qualche infermiere, per peculato e abuso d’ufficio.

Per ribadire un concetto che già altri giudici avevano fatto proprio, la Cassazione alcune settimane fa aveva rigettato la richiesta della procura. Ora nelle motivazioni dice che contro i dottori Peppinetto Figus, direttore del Distretto socio-sanitario di Oristano, difeso dall’avvocatessa Rossella Oppo; Salvatorangelo Piredda, coordinatore dei tre poliambulatori territoriali che fanno capo all’Assl, acnh’egli difeso dall’avvocatessa Rossalla Oppo; e Clelia Peddio, referente del poliambulatorio del capoluogo, difesa dagli avvocati Anna Laura Lutzu e Simone Prevete, non ci sono gli estremi per una sospensione dal lavoro. La procura l’aveva richiesta, ma i motivi con cui aveva sostenuto tale sollecito sono stati costantemente respinti.

Bisogna però riavvolgere il nastro perché sembra passata una vita rispetto ai giorni in cui il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri aveva fatto il suo ingresso al poliambulatorio dell’Assl in via Michele Pira. Era marzo e i militari cercavano le prove di presunti favori nella somministrazione dei vaccini. In quelle primissime settimane della campagna di immunizzazione c’era il sospetto che le dosi fossero state utilizzate in maniera troppo discrezionale, in una fase in cui la campagna aveva coinvolto solamente il personale sanitario, le forze di polizia e la fascia più anziana della popolazione. Negli elenchi di chi ne aveva beneficiato spuntarono invece nomi di parenti e amici di chi era impegnato nelle somministrazioni e questo fece pensare alla procura di Oristano che ci si trovasse di fronte a un reato ben preciso: la sottrazione di un bene pubblico da usare per interessi assolutamente privati.

Dopo le notifiche degli avvisi di garanzia che riguardarono anche i medici Ninni Pisanu, Giovanni Battista Angioi, Bruno Carta, Francesca Maria Fadda, Rosella Meloni, Anna Maria Perria, Marco Aurelio Tuveri ed Efisio Trincas e le infermiere Anna Paola Casu, Annunziata Deligia, Giovanna Sarai, Sara Patta e Maria Grazia Pireddu, iniziò una serie di interrogatori a tappeto proprio su quelle persone che avevano appena ricevuto il vaccino. Qualche settimana dopo, la procura fece l’ulteriore passo di chiedere la sospensione dei tre medici dal lavoro, come misura cautelare per evitare che proseguissero nella loro condotta ritenuta delittuosa. La risposta è stata un no, ripetuto tre volte. Prima la giudice per le indagini preliminari aveva chiarito che, in quella fase, non esistevano linee guida precise e stringenti e per di più c’era la necessità di evitare lo spreco di dosi. Aggiunse poi, così come fece il tribunale del riesame, che il vaccino spettava comunque all’intera popolazione italiana, per cui le somministrazioni non avrebbero impedito ad altri di avere accesso all’unico rimedio contro il covid. La sottrazione di bene pubblico, secondo tre diversi gradi di giudizio, non ci sarebbe mai stata. Ora la palla torna alla procura: andrà avanti, concluderà l’inchiesta e chiederà il rinvio a giudizio oppure terrà conto di quanto è già stato scritto e chiederà l’archiviazione?

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