Il Pronto soccorso resta un malato grave
di Michela Cuccu
Un solo medico operativo e i letti della sezione Obi (osservazione breve intensiva) occupati per intero da pazienti Covid
2 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO. Cinque pazienti covid ricoverati nell’Obi, l’osservazione breve intensiva del Pronto soccorso del San Martino, ieri attendevano di essere trasferiti nei reparti dedicati di Cagliari o Sassari. Come se l’orologio fosse tornato indietro di un anno, nel nosocomio cittadino è di nuovo emergenza. Non c’è più posto nell’Obi e l’unico medico specialista in turno, deve occuparsi dei codici gialli e rossi, dato che il collega “in affitto”, può solo assistere i codici bianchi e verdi. Troppo pochi sei medici specialisti per coprire tutti i turni e anche il ricorso ai medici assunti con le agenzie interinali, più che a un rimedio somiglia ad una pezza pronta a scucirsi. Se è vero infatti che le presenza dei medici in affitto ha evitato che il reparto chiudesse, adesso l’incognita è legata alla scadenza dei contratti con l’agenzia interinale, anche se pare certa la proroga Sembra però che l’Ats abbia concesso, si per Oristano che per Ghilarza (dove il punto di primo accesso è affidato interamente ai medici in affitto) una proroga. Intanto, al san Martino, la notte e i festivi per il Pronto soccorso sono diventati turni da bollino rosso. «Siamo in emergenza continua – spiega un operatore sanitario – ormai ci dobbiamo affidare alle preghiere: se uno degli specialisti di medicina d’urgenza dovesse mai ammalarsi, non potrebbe essere sostituiti davvero si bloccherebbe tutto». L’unico specialista durante il suo turno fa la spola tra i pazienti positivi dell’osservazione breve e gli altri casi di alta e media criticità, che non è difficile immaginare, giungono di continuo al pronto soccorso. Ieri, ad esempio, poco dopo le 18, “Monitor pronto soccorso”, il servizio online che consente di conoscere i tempi di attesa nei Pronto soccorso degli ospedali della Sardegna, registrava al San Martino sei pazienti in “codice giallo” in visita ed altri due in attesa, mentre i codici verdi in visita erano 4 e altri due i pazienti in attesa di essere visitati. I tempi tra una visita e l’altra superavano le due ore. Ma con l’area di osservazione breve occupata interamente da positivi al covid in attesa di trovare un posto letto in altri ospedali, le condizioni di lavoro erano evidentemente difficili.
Una situazione di emergenza ampiamente prevista: l’aumento dei contagi da covid ha fatto ancora una volta emergere le carenze di un sistema ospedaliero provinciale che fa i conti con la cronica mancanza di personale, acutizzata negli ultimi tempi, per la mancata sostituzione dei medici trasferiti o andati in pensione. Se a questo si aggiunge che dall’inizio della scorsa estate anche i reparti covid degli ospedali di Bosa e Ghilarza sono stati chiusi, il quadro è completo.
Una situazione di emergenza ampiamente prevista: l’aumento dei contagi da covid ha fatto ancora una volta emergere le carenze di un sistema ospedaliero provinciale che fa i conti con la cronica mancanza di personale, acutizzata negli ultimi tempi, per la mancata sostituzione dei medici trasferiti o andati in pensione. Se a questo si aggiunge che dall’inizio della scorsa estate anche i reparti covid degli ospedali di Bosa e Ghilarza sono stati chiusi, il quadro è completo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
