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cronaca

«Un solo medico all’Hospice: così non si può andare avanti»

ORISTANO. Da quando la collega si è dovuta assentare, è rimasto un solo medico per le cure palliative ai malati oncologici terminali: sei ricoverati in hospice e oltre cento a domicilio. Forse,...


08 giugno 2022


ORISTANO. Da quando la collega si è dovuta assentare, è rimasto un solo medico per le cure palliative ai malati oncologici terminali: sei ricoverati in hospice e oltre cento a domicilio. Forse, nemmeno Superman ci riuscirebbe, ma da qualche tempo è questa la condizione di lavoro di Giuseppe Obinu, anestesista e direttore sanitario dell’hospice “Dottoressa Angela Nonnis”. I due medici si erano divisi i compiti: Obinu, autorizzato a svolgere in hospice e Adi 6 ore settimanali: generalmente va in hospice 3 giorni alla settimana per 2 ore, ma adesso deve farsi carico anche dell’assistenza domiciliare integrata che seguiva l’oncologa Filomena Panzone. L’Associazione Komunque Donne, ha reso pubblico il problema. La presidente, Maria Delogu, denuncia: «La terapia del dolore e le cure palliative sono ormai un diritto negato ai pazienti che ne hanno estrema necessità. Nè niente può l’unico medico rimasto a occuparsene», afferma. La Asl dovrebbe garantire il sollievo delle cure palliative, ma non fa di tutto per metterle a disposizione dei pazienti. La situazione a Oristano è ormai fuori controllo». Per sostenere le terapie a domicilio, l’Associazione lo scorso anno donò un’automobile per il trasporto di pazienti e farmaci.

«L’assistenza a tutte queste persone è affidata a due soli medici che turnano, unanimemente descritti come “angeli sulla terra”, così come gli infermieri e il personale tutto, ma non sono ancora attrezzati per i miracoli e così, pur con tutta la buona volontà, Giuseppe Obinu, medico in solitaria, in questi giorni non può umanamente seguire tutti i pazienti e le pazienti».

Aggiunge Delogu. «Scartando l’ipotesi di un suo meritato dono dell’ ubiquità, è ormai imprescindibile, indispensabile, civile poterlo avere per più ore, oppure dotare l’Hospice e l’Adi di altre figure professionali palliativiste che restituiscano dignità e fiducia ai pazienti e alle loro famiglie». (m.c.)



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