Nessun colpevole per l’incendio

A Sant’Anna otto anni fa le fiamme devastarono 800 ettari e tante aziende. Assolti i tre tecnici Enel

MARRUBIU. L’incendio di luglio del 2014, che devastò campi e aziende tra la borgata di Sant’Anna, quella di Is Bangius e i confinanti terreni nel Comune di Arborea, non ha colpevoli. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero l’incendio fu generato dal malfunzionamento di un sezionatore collocato su un palo della luce. Sarebbe stato da lì che partì la fiammate che investì la vegetazione secca e fece quindi da innesco. Metro dopo metro, fu un disastro: al momento della conta dei danni si capì che erano andati in fumo 790 ettari di vegetazione e che tantissime imprese artigiane e agricole non c’erano più.

Attribuire responsabilità agli imputati è stato però impossibile. Dopo anni di indagini e di processo e dopo aver ascoltato le repliche e le controrepliche delle parti, la giudice monocratica Elisa Marras ha emesso la sentenza: tutti assolti perché il fatto non sussiste. Cade così, con la formula più ampia possibile, ogni responsabilità penale in capo ai tre imputati. Sotto accusa per incendio colposo, c’erano i dipendenti dell’Enel Enrico Onnis di Mogoro, Carlo Spigarolo di Como e Silvio Ruggiero di Cagliari. Ricoprivano incarichi diversi e avevano compiti differenti all’interno dell’azienda elettrica: chi era responsabile della zona di Oristano per la società che distribuisce l’energia, chi dell’unità operativa e chi della distribuzione territoriale dell’energia elettrica per l’intera Sardegna.

Secondo il pubblico ministero Daniela Muntoni, che aveva ereditato il processo dalle indagini coordinate dalla collega Rossella Spano, a loro era imputabile il mancato controllo della linea elettrica e la conseguente mancata riparazione del sezionatore difettoso. L’Enel, secondo l’accusa, era a conoscenza del problema perché gli stessi residenti della borgata di Sant’Anna avevano, nei giorni precedenti all’incendio, segnalato ripetutamente il guasto. Si aspettavano che venisse riparato, ma non avvenne. In più alla società elettrica era stato contestato il fatto di non aver ripulito l’area attorno al palo dalla vegetazione secca, favorendo così lo sviluppo dell’incendio e contravvenendo alle norme regionali.

Questa ricostruzione era stata contestata dagli avvocati difensori Sebastiano Chironi, Pierluigi Concas e Tommaso Marrazza, che hanno spiegato come la zona fosse stata ripulita dall’erba secca. Ma forse non è il punto cruciale di tutto il processo. Tra novanta giorni si conosceranno le motivazioni che hanno portato la giudice a pronunciare la sentenza di assoluzione, ma è ipotizzabile che in esse sia dato spazio al fatto che ai tre imputati non possono essere attribuite colpe o omissioni. Secondo quanto hanno sostenuto gli avvocati difensori – ai primi due va aggiunto l’avvocato Carlo Marchiolo che tutela Enel Distribuzione in quanto responsabile civile – non erano loro ad avere diretta responsabilità sulle manutenzioni della linea elettrica. Per la difesa, il pubblico ministero non avrebbe chiarito con precisione quali fossero i compiti di ciascuno e perché, proprio loro, si sarebbero dovuti occupare di quel palo dando ordine di ripararlo oppure intervenendo direttamente. È così che è crollato il castello accusatorio e con esso la richiesta di condanna a tre anni e mezzo per ciascuno degli imputati. È così che vengono meno anche le richieste di risarcimento danni. Le avevano presentate gli avvocati di parte civile Cecilia Fa’ per i Comuni di Marrubiu e Arborea, Gianfranco Sollai, Andrea Crobu, Efisio Laconi e Claudia Marras per una serie di aziende e privati cittadini.

Ultimo e non secondario particolare: tra poche settimane saranno maturi anche i tempi per la prescrizione. Il processo non avrà un appello.

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