La Nuova Sardegna

Oristano

«Progetti bloccati, ora serve il dialogo»

di Paolo Camedda
«Progetti bloccati, ora serve il dialogo»

Nel Sinis tante opere pubbliche ferme per i vincoli. Gli esperti invocano il confronto tra Comune, Regione e Soprintendenza

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CABRAS. Da un lato l’amministrazione comunale che punta allo sviluppo sostenibile del territorio, dall’altro la Soprintendenza, che ha le leggi da far rispettare. Nel mezzo ci sono i progetti che si bloccano. Ma qual è il punto di vista degli esperti? I pareri di Giovanni Sistu, professore ordinario di Geografica economico-politica e in precedenza docente di Politica dell’ambiente alla facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Cagliari, e di Alessio Satta, presidente della Fondazione Medsea, arricchiscono il dibattito. Il docente spiega il suo punto di vista: «Il tema è duplice: da un lato c’è la salvaguardia delle aree umide, dall’altro le opportunità di sviluppo economico legate alla presenza dell’Area marina protetta. Queste due chiavi di lettura ovviamente possono dividere tanto».

A volte le norme, come il limite di 300 metri dagli specchi d’acqua naturali entro i quali non è in alcun modo consentito intervenire, possono costituire un problema per lo sviluppo dei territori. «Ma la fascia di rispetto dei 300 metri è a garanzia di ecosistemi che sono fondamentali – sottolinea professor Sistu –, lo è per l'economia, lo è per le prospettive turistiche di Cabras. Le norme di rispetto non nascono per incidere negativamente sull’economia locale, ma per garantire le opportunità che nascono da questi ecosistemi unici. Auspico che ci siano margini di mediazione».

Una soluzione, insomma, è possibile. «Non credo – prosegue – che le piste ciclabili debbano seguire integralmente il percorso delle strade statali, ma penso che si possano trovare percorsi alternativi. All’Università di Cagliari si sta facendo un enorme sforzo da parte del Cirem e di professor Meloni per costruire una ciclovia regionale che possa superare queste limitazioni. Dal mio punto di vista la fascia di limite rispetto all’area umida è una forma di garanzia per la comunità di Cabras in riferimento alla conservazione degli ecosistemi. Sono altresì convinto che ci siano ampie possibilità di mediazione».

L’invito al dialogo arriva anche da Alessio Satta, il presidente della fondazione Medsea, che proprio nelle zone umide dell’Oristanese sta seguendo varie iniziative, suggerisce anche una via di uscita dallo stallo burocratico: «Siamo a conoscenza che ci sono dei progetti in corso e abbiamo avuto modo di vedere, nella nostra attività, come la Soprintendenza utilizzi un approccio conservativo in tutta Italia. Credo che valga la pena di aprire un tavolo serio di discussione e confronto, che non c’è mai stato, non sui progetti specifici, ma su quale approccio contemporaneo Soprintendenza e Regione intendano portare avanti. Serve un tavolo dove la Regione faccia da arbitro e mediatore fra Comune e ministero. Dal punto di vista tecnico possono esserci molte soluzioni, ma dev’esserci un’apertura mentale, una buona volontà da parte di tutte le parti in gioco».

Secondo Satta, questo consentirebbe di non perdere i fondi stanziati: «Se venissero stabilite delle linee guida e si facesse precedentemente un lavoro, che dicesse come procedere e velocizzasse i tempi, sarebbe nell'interesse di tutti, anche della Soprintendenza. Così si eviterebbe il blocco dei progetti in una fase successiva. Medsea crede allo sviluppo sostenibile come un’economia che tutela la biodiversità e le risorse del territorio e a trarne vantaggi economici e sociali. Il Golfo di Oristano è un laboratorio oggetto di sperimentazioni, ma che già fa parlare di sé fuori dall’Italia. Sarebbe un peccato inciampare in beghe amministrative, magari causate da un’assenza di dialogo. Tutti, per il bene comune, devono fare un passo indietro». (3 / fine)

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