La Nuova Sardegna

Oristano

«Mille euro al giorno ecco quanto ci costa quel cantiere fermo»

«Mille euro al giorno ecco quanto ci costa quel cantiere fermo»

Housing sociale, la società batte cassa con il Comune L’impresa si è già accollata una spesa di quasi due milioni

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ORISTANO. Il ricorso al Consiglio di Stato non inganni. La società Torre, che ha in portafoglio l’intervento per l’housing sociale di via Lepanto, (45 appartamenti concessi a prezzo calmierato ad altrettante famiglie, sei milioni di intervento) guarda ai giudici di Palazzo Spada, ma pensa soprattutto ai suoi conti. «Sospendete la sentenza e fate ripartire i lavori», è scritto nel ricorso di Torre in risposta al blocco deciso a fine novembre dal Tar. Ma anche se il giudizio del Consiglio di Stato non dovesse dare ragione all’impresa, il ricorso sarebbe comunque la via maestra per poi chiedere i danni al Comune. Fonti vicine al dossier ritengono che un cantiere come quello di via Lepanto abbia bruciato cassa per quasi 2 milioni di euro di lavori e costi, tra oneri diretti e impropri pari a ulteriori mille euro al giorno.

Se come sembra scontato il ricorso non verrà accolto chi pagherà i danni all’impresa? Il Comune? O i singoli individui che hanno firmato gli atti amministrativi che hanno fatto aprire il cantiere? In ogni caso un dato pressochè acquisito è che Torre non intende costruire con una altezza minore di quella autorizzata e contestato dal Comitato che poi ha vinto contro il Tar. O si ripristina l’altezza originaria o non se ne farà più nulla.

Le altezze previste nel progetto, aveva sostenuto il Comitato di residenti che poi ha vinto il ricorso al Tar, erano superiori al limite di altezza massimo previsto dal Piano urbanistico comunale. Quindici metri l’altezza massima, con riduzione degli appartamenti previsti.

Ma quando entrano in campo le norme urbanistiche e la politica il caos è assicurato. La giunta comunale si è opposta al ricorso per abbassare l’altezza massima dei palazzi, in coerenza con la licenza edilizia rilasciata. Dopo la sconfitta al Tar l’ufficio legale comunale ha scritto un memo chiaro: un ricorso contro la sentenza del Tar «avrebbe ben poche speranze di successo, vicine allo zero». Una strada naturalmente ci sarebbe per salvare il progetto bocciato: far votare dal consiglio comunale una variante al puc che ripristini le altezze originarie. Ma un voto favorevole si scontrerebbe contro il comitato dei residenti della zona, e in campagna elettorale mai mettersi contro comitati spontanei di residenti, sono tutti voti che rischiano di essere persi, e soprattutto contro la volontà di diversi esponenti politici di maggioranza che non vogliono portare in aula una variante che numeri alla mano ha ben poche possibilità di passare. E siccome una terza soluzione non c’è, o si accontenta l’impresa e si vota la variante o si lascia cadere l’autorizzazione a costruire, provocando però le ire della società Torre. Adesso vengono comunicati anche i costi del solo ritardo del cantiere. A chi andranno computati? Agli uffici, al consiglio, ai responsabili politici del procedimento? Nelle prossime settimane se ne saprà di più. Di certo c’è che l’urbanistica, come spesso accade, da slogan acchiappa voti si trasforma in tormento senza fine per tutte le giunte, compresa questa.(g.cen.)



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