La Nuova Sardegna

Oristano

L’evento

La corsa degli scalzi: a Cabras un’alba di magia

Paolo Camedda
La corsa degli scalzi: a Cabras un’alba di magia

Attesa per l’evento di fede che ritorna dopo due anni di pausa: 900 i fedeli impegnati

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Cabras Per ogni curridori arriva la notte più lunga, quella che, nella simbologia cristiana, rappresenta l’equivalente dell’orto del Getsemani per Gesù. È la notte di San Salvatore, il tempo dell’attesa e della preghiera prima del sacrificio. Novecento uomini di età diverse, nell’alba di sabato rinnoveranno ancora una volta, dopo una pausa forzata di due anni per la pandemia, una tradizione tramandata di generazione in generazione, le cui origini si perdono nei secoli. In processione, scalzi e di corsa, con indosso soltanto l’abito bianco, simbolo di purezza, accompagneranno il simulacro di Gesù Salvatore da Cabras al suo villaggio, passando in un tragitto lungo 7 chilometri e 350 metri, che comprende una parte in asfalto e una tratto di strada sterrata, denominato “su camminu”.

Ricorderanno in questo modo le origini del rito, risalenti al periodo fra il XVI e il XVII secolo, quando la costa occidentale della Sardegna era minacciata dalle incursioni dei pirati saraceni. Secondo la tradizione, in cui si confondono e si sovrappongono storia e leggenda, in una di queste scorribande de is Morus, sapendo che la statua del Salvatore era in pericolo e avrebbe potuto essere danneggiata, gli uomini di Cabras decisero di condurre in salvo il simbolo più importante della loro fede, portandolo in spalla, di corsa, dal villaggio al paese, mettendo a rischio la loro stessa vita.

Durante l’improvvisata fuga sollevarono talmente tanta polvere da far credere ai saraceni che fossero in realtà un esercito, inducendo così gli invasori alla ritirata. Il rito si ripete ogni anno: il sabato che precede la prima domenica di settembre il simulacro viene riportato nel villaggio, la domenica sera fa il viaggio inverso e ritorna nella pieve di Santa Maria Assunta, a Cabras.

Prima della partenza del sabato il cuore di ogni curridori è un guazzabuglio di emozioni. Del resto la sveglia è fissata molto presto, per prepararsi, prendere il saio bianco e avviarsi verso la pieve di Santa Maria Assunta per la messa, quest’anno anticipata alle 6 e celebrata dall’arcivescovo di Oristano, Roberto Carboni. Conclusa la funzione, la marea bianca, in grande silenzio e ordinatamente, procederà in processione fino all’uscita del paese. I componenti della muda incaricata si avvicineranno al simulacro del Salvatore. Ad un certo punto ziu Antoni dirà con voce ferma: «Baixi in nomine ’e Deus!». E i piedi inizieranno a battere sull’asfalto.

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