La Nuova Sardegna

Il decreto

Addio ai comuni montani, il governo ne taglia 75 in Sardegna – chi si salva e chi no

di Giuseppe Centore
Addio ai comuni montani, il governo ne taglia 75 in Sardegna – chi si salva e chi no

Gli enti verranno riclassificati sulla base del piano del ministro Calderoli. Maggiori vantaggi per quelli al nord e sulle Alpi

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Cagliari I comuni montani sardi, oggi 207, si ridurranno a 132. E non per ragioni orografiche, naturalmente, ma solo dal punto di vista amministrativo, per volontà del governo, che sta riclassificando i comuni montani. Dopo la legge dello scorso settembre, nei prossimi giorni arriverà anche un Decreto del presidente del Consiglio Meloni con i nuovi criteri. Chi pensasse che dietro a questa necessità vi siano ragioni di semplificazione amministrativa, sbaglia. Alla base, come sempre, ci sono i soldi, pochi. Il bilancio dello Stato mette a disposizione 200 milioni di euro nel Fondo per lo sviluppo delle montagne, divisi, oggi tra 4000 centri abitati. Con i nuovi criteri si scenderà a 2800. Meno comuni tra i quali dividere la torta, fette più consistenti per gli altri, soprattutto se stanno nel nord e vivono in aree alpine. Più svantaggiati i comuni dell’Appennino, come ben sa il ministro leghista delle Autonomie e delle Regioni Roberto Calderoli, autore della legge e ispiratore dei criteri. Il passaggio finale in conferenza Stato-Regioni per l’intesa sul decreto da emanare è stato scontato: Sardegna, Emilia Romagna, Umbria, Toscana e Campania hanno detto no al decreto, le altre, amministrate dal centro-destra hanno votato a favore, anche se in sede tecnica, alcune, come il Veneto hanno espresso dubbi.

Chi si salva

I comuni sardi che rientrano nei nuovi criteri sono così divisi per provincia.

Cagliari (23): Burcei, Dolianova, Escolca, Esterzili, Genoni, Gergei, Goni, Isili, Mandas, Nuragus, Nurallao, Nurri, Orroli, Sadali, San Basilio, San Nicolò Gerrei, Sant'Andrea Frius, Serri, Silius, Sinnai, Siurgus Donigala, Villanova Tulo, Villasalto.

Gallura (9): Aggius, Alà dei Sardi, Berchidda, Buddusò, Calangianus, Luras, Monti, Padru, Tempio.

Medio Campidano (3): Gesturi, Gonnosfanadiga e Setzu.

Nuoro (41): Aritzo, Atzara, Austis, Belvì, Birori, Bitti, Bolotana, Borore, Bortigali, Desulo, Fonni (comune più alto dell’isola, a quota 1000 metri), Gadoni, Gavoi, Lei, Lodè, Lodine, Lula, Macomer, Mamoiada, Meana Sardo, Nuoro, Oliena, Ollolai, Olzai, Onanì, Oniferi, Orani, Orgosolo, Orotelli, Ortueri, Orune, Osidda, Ovodda, Sarule, Seulo, Silanus, Sindia, Sorgono, Teti, Tiana, Tonara.

Ogliastra (13): Arzana, Baunei, Gairo, Jerzu, Lanusei, Osini, Perdasdefogu, Seui, Talana, Ulassai, Urzulei, Ussassai, Villagrande Strisaili.

Oristano (10): Ardauli, Laconi, Morgongiori, Neoneli, Nughedu Santa Vittoria, Pau, Santu Lussurgiu, Scano Montiferro, Seneghe e Villa Verde.

Sassari (30): Anela, Banari, Benetutti, Bessude, Bonnanaro, Bono, Bonorva, Borutta, Bottidda, Bultei, Burgos, Cheremule, Chiaramonti, Cossoine, Erula, Esporlatu, Florinas, Giave, Illorai, Nughedu San Nicolò, Nule, Nulvi, Osilo, Pattada, Ploaghe, Pozzomaggiore, Semestene, Thiesi, Torralba, Villanova Monteleone.

Sulcis-Iglesiente (3): Domusnovas, Fluminimaggiore e Nuxis.

Quali sono i requisiti?

Le nuove regole per definire montani i comuni sono costituite da una serie di principi e percentuali che si applicano ovunque nel paese, e che non tengono conto delle caratteristiche di ogni Regione, basandosi solo su parametri geografici e altimetrici, ignorando, le dimensioni territoriali medie dei comuni. Ad esempio, per un comune che ha un territorio piccolo è facile rientrare nei parametri del ministero. Un comune molto esteso solo se è in mezzo alle Alpi ci rientra. In Italia l’ampiezza media dei comuni è di 38 chilometri quadrati, la Lombardia e Piemonte sono a quota 18, la Sardegna è a 64 chilometri quadrati, (con gli estremi di Sassari, che arriva a 546 e Modolo, 2,8).

Secondo il ministero un comune è considerato montano se, escluse aree lacustri almeno il 25 per cento del territorio si trova sopra i 600 metri di quota e almeno il 30 per cento della superficie ha una pendenza superiore al 20 per cento. In alternativa, basta che l’altitudine media complessiva superi i 500 metri. Infine, è considerato montano anche un comune circondato solo (e se il “cerchio” non si chiude per un solo comune, cosa prevale?) da altri comuni già classificati come montani, se ha un’altitudine media pari o superiore ai 300 metri.

I criteri del ministero stanno creando perplessità in tutte le Regioni, prima ancora della riduzione dei fondi, sui quali lo stesso Calderoli ha trovato un punto di mediazione. Gli uffici delle singole Regioni applicano con difficoltà le norme ministeriali. Sui fondi Calderoli ha invece rilanciato con una proposta originale. «Noi diamo alle Regioni, sulla base dei nostri criteri, i fondi per i comuni montani da noi individuati – è il senso del suo ragionamento – ma se le Regioni vogliono distribuire in maniera diversa i fondi loro assegnati, lo possono fare».

I benefici

Il pacchetto delle risorse per i nuovi comuni montani, naturalmente non tiene conto del benessere e della ricchezza prodotta dai comuni. Un comune montano delle località sciistiche dell’Alto Adige riceve gli stessi benefici di un comune montano della Sardegna, pur con reddito procapite diverso, quasi il doppio. E lo stesso vale per i bonus, come quello per “smart working”. Questa misura consente ai datori di lavoro che permettono ai dipendenti di trasferirsi e lavorare da remoto in comuni montani sotto i 5mila abitanti di ottenere uno sgravio contributivo totale fino a 8mila euro annui per lavoratore. Altro esempio riguarda i crediti d’imposta per l’abitazione, con agevolazioni sino al 60 per cento delle spese . Altri vantaggi per le imprese. Le aziende che operano nelle zone montane hanno un credito d’imposta del 10 per cento per interventi di miglioramento ambientale e climatico. Per l’agricoltura previsti contributi per gli imprenditori agricoli e forestali in aree montane. Tutti questi fondi sono dai ai comuni indipendentemente dalla loro ricchezza.

Il tema caldo: la scuola

C’è poi un delicato capitolo che si incrocia con un altro dossier a dir poco caldo: la scuola. La legge di settembre precisa che sono definite “scuole di montagna” quelle che ricadono nei nuovi comuni montani. Queste avranno meno vincoli nel rimanere aperte, rispetto a quelle ordinarie, ma se si riducono i comuni montani, e nel nostro caso si scenderà da 207 (su 377) a 132, si riduce anche la tutela per i comuni ex-montani che quindi non avranno sul versante scolastico le agevolazioni che avevano prima. Nessun problema, ricordano dal ministero. Se le Regioni intendono riportare dentro ai parametri “montani” i comuni esclusi lo possono fare, nella logica di lotta allo spopolamento e difesa delle zone più disagiate, e, naturalmente, pagando di tasca propria i nuovi costi. Un approccio originale, e sparagnino, alle autonomie regionali.

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