La Nuova Sardegna

Oristano

Ambiente

Vendeva corallo di provenienza illecita a Oristano: denunciato

di Enrico Carta

	Alcuni dei coralli ritrovati e ora sotto sequestro
Alcuni dei coralli ritrovati e ora sotto sequestro

Operazione dei carabinieri forestali del Nucleo Cites che hanno perquisito la casa del sospettato: deteneva il materiale senza certificazioni. Non ha rispettato la Convenzione di Washington per la protezione di specie animali e vegetali a rischio di estinzione

19 febbraio 2024
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Oristano Bello, lavorato dal mare che ne ha plasmato in parte la forma, bianco, puro e pronto alla vendita illegale. Solo che, prima che si procedesse al commercio vietato di un particolare tipo di corallo, sono intervenuti i carabinieri forestali del Nucleo CITES di Cagliari, dipendenti dal Centro Anticrimine Natura Carabinieri. L’intervento si è concluso con la denuncia di un oristanese che, nella propria abitazione custodiva diverse specie di corallo, fra cui il corallo cervello. Per possederlo e poi procedere alla vendita bisogna avere della documentazione particolare indicata da una norma che attesti la regolarità dell’origine e la provenienza degli esemplari rinvenuti.

I militari, una volta portate avanti le indagini, hanno anche accertato che la persona denunciata avrebbe tentato di venderli illegalmente e questo gli è costato caro, perché, immediata, è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Oristano per vendita di specie protette dalla Convenzione di Washington in assenza, per l’appunto, della prevista documentazione. L’ulteriore effetto di questo intervento è che gli esemplari di corallo sono stati posti sotto sequestro. Appartengono a diverse specie, tutte protette, in quanto incluse nell’allegato B della Convenzione di Washington che indica quali siano le specie commerciabili e solamente nel caso in cui si sia in possesso della certificazione che indichi l’origine e la provenienza.

I coralli sono cnidari e appartengono al regno animale. In questo caso particolare si tratta di colonie di polipi che costruiscono uno scheletro costituito da carbonato di calcio, avente funzioni protettiva e di sostegno. La loro importanza sta nel delicato ruolo ecologico che rivestono, dal momento che costituiscono un prezioso habitat per molte specie di pesci ai quali forniscono riparo dai predatori nonché zone adatte per la riproduzione. In più forniscono un piccolo contributo alla mitigazione del cambiamento climatico globale, grazie allo stoccaggio del carbonio contenuto nell’anidride carbonica presente nel mare, dal momento che lo utilizzano per costruire questo scheletro.

Le indagini ora proseguono per cercare di capire da dove provengano i coralli sequestrati, poiché questi si riproducono in varie parti del mondo sia negli oceani che nei nostri mari. In ogni caso, con questa operazione, i carabinieri hanno fornito un piccolo contributo alla tutela delle barriere coralline sempre più minacciate dalla crisi climatica globale. L’operazione va infatti inquadrata nell’ambito delle attività che l’Arma svolge nell’ambito della tutela ambientale e della biodiversità, del territorio e delle acque, che, grazie alle Unità del comparto Carabinieri Forestali, permettono alle articolazioni territoriali, soprattutto le stazioni dei carabinieri dislocate nei vari centri della provincia, di operare in questo specifico settore.

A proposito della Convenzione di Washington conosciuta con l’acronimo C.I.T.E.S., va chiarito che è una convenzione internazionale che mira a tutelare la biodiversità attraverso la regolamentazione del commercio internazionale di specie di flora e fauna selvatiche a rischio estinzione. Questa regolamentazione avviene attraverso un sistema di certificazioni, che servono per dimostrare l’origine e la provenienza delle specie, garantendo in tal modo una fruizione sostenibile del patrimonio naturalistico. Si vuole fare in modo che il commercio, che costituisce una delle principali minacce alla biodiversità globale, sia appunto sostenibile per la specie e compatibile con il suo stato di conservazione e con il ruolo che questa riveste nel proprio habitat. La convenzione ratificata dall’Italia nel 1975 è entrata in vigore il 31 dicembre del 1979 e riconosce vari gradi di protezione a oltre trentamila specie, tra animali e piante compresi nelle varie appendici che sono parte integrante della Convenzione.

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