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Prescrizioni e vincoli

Bosa, approvata la variante al Pai, ma le opposizioni disertano il voto

di Alessandro Farina

	Un tratto del Temo
Un tratto del Temo

Critiche sui documenti e sullo spirito degli interventi

02 marzo 2024
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Bosa Il consiglio comunale, nella terza seduta sull'argomento dopo i rinvii del 16 e 20 febbraio, vota la variante al Piano di assetto idrogeologico da inviare all’Autorità di Bacino. Si all’unanimità quello dell'aula, ma solo per i consiglieri di maggioranza perché le opposizioni hanno disertato la seduta, con pesanti motivazioni scandite a mezzo comunicato che danno l'idea del clima di queste ultime settimane.

L’aula di piazza Carmine è tornata moderatamente affollata venerdì sera, in particolare di tecnici locali e di qualche cittadino. Antonino Mulas, l’ingegnere incaricato dal comune di mettere mano allo studio “metro per metro” del reticolo di torrenti e canali che attraversa l’abitato, (sull’asta fluviale invece la competenza è dell’Agenzia del distretto idrografico), risponde alle domande di amministratori e anche rivolte dal pubblico, con quesiti ripetuti dal sindaco per registrazione e stenotipia da allegare agli atti.

In circa 48 mesi di lavoro tecnici di Bosa e dell’Adis hanno interloquito ma «su uno studio prettamente tecnico, che ha utilizzato rilievi e metodiche scientifici; applicando le norme vigenti nella redazione delle nuove mappe», precisa Casula, in replica ad accuse mosse anche extra consiglio.

Il consigliere comunale, confermato regionale, Alfonso Marras ribadisce che la rivisitazione delle aree da Hi1 ad Hi4 del Pai è un passaggio «epocale» perché sbloccherebbe situazioni di vincolo pregresse e inaccettabili.

Non la vedono così invece le opposizioni che fanno sapere come «la proposta di variante non è stata condivisa né con la popolazione né con i diretti interessati. Ci si è trincerati dietro motivazioni tecniche», afferma per tutti Alessandro Naitana. Questi lancia pesanti accuse «sono state trasmesse nel primo consiglio carte incomplete, senza indicazioni sulle possibilità edificatorie, attraverso un piano fatto a macchia di leopardo che vincolava alcune aree e declassava altre, che presupponeva comunque l’attesa del nuovo Puc per le nuove zone, sovrapponeva vincoli, e bloccava per l’ennesima volta la città con ritardi ingiustificabili».

In tema di sicurezza idraulica inoltre non sarebbero stati spesi «i 20 milioni ereditati dalla giunta Mastinu e nemmeno quelli assegnati di recente verranno utilizzati, a causa dell’incapacità dimostrata in questi anni, lasciando la nostra città ancora esposta a gravi rischi e perdendo l’occasione di poter sviluppare il nostro territorio».

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