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Strada chiusa per lavori, inaccessibile l’area archeologica di Tharros: a Cabras è scontro

di Paolo Camedda

	Un tratto della strada che porta al sito archeologico di Tharros
Un tratto della strada che porta al sito archeologico di Tharros

La decisione dell’Area Marina Protetta impedirà il transito anche ai pedoni per almeno tre giorni. Insorgono la Fondazione Mont ‘e Prama e la cooperativa Penisola del Sinis

11 giugno 2024
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Cabras In alta stagione e con tante prenotazioni già confermate, l’area archeologica di Tharros chiude. La Fondazione Mont ’e Prama è stata costretta alla serrata che, se non cambiano le cose, durerà almeno tre giorni: da lunedì 17 a mercoledì 19 giugno. Il motivo è un’ordinanza del responsabile dell’ufficio polizia locale del Comune di Cabras, Fabrizio Meloni, emessa per salvaguardare la pubblica incolumità, su proposta dell’Area Marina protetta del Sinis-Mal di Ventre. Con il provvedimento viene infatti chiusa completamente al traffico la strada di accesso a Tharros che resterà inaccessibile fino alla conclusione dei lavori di messa in sicurezza e mitigazione del rischio idrogeologico nel litorale di San Giovanni di Sinis, di cui l’Amp è responsabile.

«Per noi questo è un momento di altissima stagione, su Tharros stiamo facendo ogni giorno circa 300 ingressi singoli – commenta il presidente della Fondazione Anthony Muroni –. Per il momento chiudiamo per tre giorni e non sarà piacevole». La Fondazione e la Cooperativa Penisola del Sinis registreranno inevitabilmente delle perdite economiche. «Dobbiamo innanzi tutto disdire tutta una serie di prenotazioni, perdiamo dei soldi sui biglietti che poi dobbiamo in gran parte dare al Comune sia nel caso in cui incassiamo sia nel caso in cui non incassiamo. E nella seconda ipotesi saranno chiaramente soldi in meno per l’attività della Fondazione – sottolinea Muroni –. Inoltre c’è una perdita per la Cooperativa, perché non potranno usare il trenino turistico, dovranno chiudere il ristorante, il bar, il bookshop. Sono incassi che andranno persi».

Per Anthony Muroni si sarebbe potuto evitare un inconveniente del genere in alta stagione: «È chiaro che i lavori alla strada vanno fatti, ma potevano essere fatti prima. In ogni caso si doveva trovare un modo per consentire ai pedoni di raggiungere l’area archeologica. La cosa più incomprensibile è però che non siamo stati coinvolti e ci sono state mandate solamente delle comunicazioni formali. Non c’è stata alcuna richiesta di discutere e trovare insieme una soluzione per lasciare aperto il sito».

È ancora il presidente della Fondazione Mont’e Prama a proseguire nella ricostruzione: «Quando l’Amp ci ha inviato una comunicazione formale dandoci notizia della chiusura senza informarci prima, abbiamo risposto che bisognava preservare almeno il traffico pedonale perché la Cooperativa ci aveva indicato che, con un’ordinanza sul traffico pedonale, bisognava chiudere il sito e ci aveva informato della sua perdita stimata. Sommando tutto non incasseremo circa 15 mila euro».

Quale può dunque essere il rimedio? La risposta di Anthony Muroni è chiara: «Penso che a questo punto, come è previsto in questi casi in cui c’è una perdita economica, Fondazione e Cooperativa chiederanno all’Area marina i ristori». La presidente della Cooperativa Penisola del Sinis, Daniela Coa, conferma: «Per quei giorni avevamo già delle prenotazioni. Si perde il lavoro della bigliettazione, ma anche del trenino, del ristorante e del bookshop. Chiaramente speriamo che termino nei tempi giusti e che poi, con una strada nuova e asfaltata, ci saranno benefici per tutti. Era stata fatta una proiezione delle perdite, per cui presumo che ne abbiamo preso atto e abbiano deciso di risarcirci pur di concludere presto l’opera».

Il timore più grande per la Fondazione è che i lavori alla strada si protraggano durante il Festival dell’Archeologia, che inizierà il 21 giugno, con primo appuntamento a Tharros fissato per il 28. «L’ordinanza non ci dà nemmeno rassicurazioni che il 20 si possa riaprire – ha concluso Muroni –. Ho provato a contattare il direttore dell’Amp Massimo Marras, mi ha detto che mi avrebbe dato comunicazioni più precise, ma poi non l’ho più sentito. Ora dovremmo informare gli stranieri che l’area archeologica è chiusa, fatto incomprensibile che si sarebbe potuto evitare».

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