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Oristano, il rimpasto di giunta svuota il Psd’Az: dimissioni per sei dirigenti sardisti

di Alessandro Mele
Oristano, il rimpasto di giunta svuota il Psd’Az: dimissioni per sei dirigenti sardisti

Deriu (Fratelli d’Italia): «Solidali alla maggioranza, ma basta con gli stati febbrili»

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Oristano Che il rimpasto di giunta avviato dal sindaco Massimiliano Sanna avesse delle conseguenze c’era da aspettarselo. Soprattutto all’interno dei partiti che compongono la maggioranza. Dopo la nomina di Gianfranco Licheri ai Lavori pubblici e di Simone Prevete a Cultura e bilancio, con annesso interscambio di casacca dei due tra Forza Italia e Partito sardo d’Azione (Psd’Az), proprio tra i sardisti è scoppiato il caos. A poche ore dal valzer di deleghe all’interno dell’esecutivo comunale, infatti, il Psd’Az (primo partito a farsi promotore del rimpasto in giunta), ha annunciato le dimissioni di sei dei suoi dirigenti a tutti i livelli.

A lasciare, insieme all’ormai ex segretario cittadino, Simone Prevete, sono stati Gian Michele Guiso e Gianfranco Porcu, ex membri di diritto del direttivo in qualità di consiglieri comunali, ora transitati nelle file di Forza Italia. «I soggetti dimissionari ricoprivano incarichi di rilievo a livello locale e nazionale, cinque erano componenti del consiglio nazionale e tre i membri del direttivo cittadino – confermano dai vertici del partito –. Si è trattato di una scelta sofferta, avvenuta a seguito di una profonda e articolata riflessione politica».

Ma il Psd’Az di Oristano non attribuisce le cause della diaspora dei suoi uomini più rappresentativi alla crisi interna che ha attanagliato la maggioranza del sindaco Sanna, accusando, di contro, l’ex presidente della Regione Christian Solinas, segretario nazionale del partito a quattro mori. «Le dimissioni rappresentano un atto politico forte e sofferto – confermano sul punto i vertici territoriali –, motivato da una totale assenza di interlocuzione con la segreteria nazionale, dal travalicamento sistematico delle competenze degli organismi democraticamente eletti a livello cittadino e dalla mancata valorizzazione del contributo umano e politico di chi ha condotto il Partito verso uno dei suoi risultati elettorali più importanti degli ultimi anni». E concludono: «Queste dimissioni costituiscono un segnale inequivocabile di disagio e di dissenso rispetto alla gestione attuale del partito e impongono una seria riflessione sulla necessità di recuperare, con urgenza, il valore del dialogo, del rispetto delle autonomie territoriali e della coerenza statutaria. Seguiranno, nei prossimi giorni, ulteriori valutazioni e nuove comunicazioni».

Intanto, dopo la decisione del primo cittadino di mettere mani alla composizione dell’esecutivo, tra i partiti della maggioranza c’è chi resta alla finestra ad osservare. «Le evoluzioni cui la città assiste, tanto nella maggioranza quanto nella minoranza, certamente determinano disequilibri – commenta Fulvio Deriu, consigliere comunale e coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia –. Il nostro partito, non coinvolto nella vicenda, rimane solidale alla maggioranza, in coerenza con la lealtà ad oggi dimostrata. Ora è necessario dare un segno positivo di maturità politica, curando questi stati febbrili, per il bene dell’intera collettività». Insomma, in casa Fratelli d’Italia ostentano una sorta di pace dei sensi rispetto all’operato e alle beghe degli organi di governo del Comune, ma con un avvertimento neanche troppo velato: “basta guerre inutili, ora pensiamo al futuro della città”.

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