Bisturi, georadar e intelligenza artificiale: così lavorano oggi gli archeologi a Tharros
Particolare attenzione è riservata a una tomba unica
Cabras Per le ricerche nell’istmo di Sa Codriola l’equipe dell’Università di Bologna, guidata dalla professoressa Anna Chiara Fariselli, si è mossa per fasi successive. «In un primo tempo abbiamo ritrovato in maniera abbondante cocci di ceramiche e frammenti di mattoni in argilla bruciata in corrispondenza dell’istmo – ha spiegato la direttrice del progetto –. È stato un chiaro indizio che il quartiere artigianale di Tharros potesse trovarsi in quella zona. Successivamente abbiamo proceduto con le prospezioni geofisiche della collega Federica Boschi, che ha utilizzato il georadar e il magnetometro. Le sue indagini strumentali hanno rivelato la presenza di anomalie geofisiche sotto il terreno. Così dal 2018, in corrispondenza dell’area dove le anomalie risultavano maggiori, abbiamo avviato gli scavi, che abbiamo condotto col bisturi, data la fragilità dell’argilla, materiale con cui sono realizzate le fornaci, e l’elevato rischio di danneggiamento. In questo modo siamo riusciti a riportare alla luce le tre fornaci senza intaccarle. Grazie al lavoro di Daniele Frisoni, che si è avvalso dell’intelligenza artificiale, abbiamo ora realizzato anche le prime ricostruzioni 3D di come doveva presentarsi quell’area nel tempo in cui erano attive».
Oltre ai forni, a Sa Codriola è stata rinvenuta anche una tomba molto particolare. «Si tratta di una sepoltura romana anomala, non tanto perché non abbiamo ritrovato alcun corredo, dato che le tombe romane di quella fase non ce l’hanno, quanto perché è isolata in un quartiere artigianale, non c’è niente vicino. Un fatto molto strano, perché anche le tombe a fossa di epoca successiva sono ricavate in una zona che ne comprende diverse. In questo caso, invece, ce n’è una sola. Vista la particolarità di questo caso, in accordo e con l’autorizzazione della Soprintendenza, faremo indagini genetiche e paleopatologiche per capire l’età del soggetto e le ragioni della morte». A fine settembre nell'istmo ripartiranno gli scavi: «Scaveremo dal 30 settembre al 30 novembre e poi a maggio 2026, visto che abbiamo ottenuto la nuova concessione ministeriale. Raggiungeremo il fondo delle tre fornaci – spiega la professoressa Fariselli –, dato che ci interessa mettere in evidenza in tutte e tre la camera di combustione. Successivamente procederemo verso Sud in modo da ampliare il quartiere, ricostruire la diacronia del sito e individuare le altre fornaci. Con le indagini geofisiche ne abbiamo mappate una decina. Ci attende un lungo lavoro».
