La Nuova Sardegna

Oristano

Il caso

Invasione di cinghiali nei siti archeologici e nelle borgate marine: allarme sicurezza

di Paolo Camedda
Invasione di cinghiali nei siti archeologici e nelle borgate marine: allarme sicurezza

Il piano per limitarli è fermo nel cassetto, interrogazione in Provincia

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Cabras Altro che turisti e visitatori: nel Sinis già invaso dalle zanzare i cinghiali sembrano aver prenotato un parcheggio non fisso e gratuito e non hanno alcuna intenzione di andarsene. Tra varchi nelle recinzioni e passeggiate tra le rovine, gli animali mettono a rischio sicurezza, archeologia e agricoltura. E ora la politica si interroga sul perché il piano di contenimento, che aveva funzionato lo scorso anno, sia fermo. E sia fermo «nonostante le segnalazioni della Fondazione Mont’e Prama e del sindaco di Cabras, Andrea Abis, e benché fosse già operativo nei mesi di aprile e maggio del 2025». Lo domanda, in un’interrogazione per cui chiede una risposta verbale al presidente della provincia di Oristano, Paolo Pireddu, la consigliera del Campo largo Laura Celletti: «Questa situazione continua a creare rischi di pubblica sicurezza, danni alle attività della ristorazione, rischi per le aree archeologiche, problemi alla raccolta dei rifiuti urbani, danni alle attività agricole».

Quindi la consigliera fa una sorta di cronistoria della vicenda: «A ottobre la Fondazione Mont’e Prama segnalava la presenza di cinghiali all’interno dell’area archeologica di Tharros riferendo che “gli animali, oltre ad aprire varchi nella recinzione installata dalla Fondazione negli anni recenti, stanno provocando danni significativi alle strutture antiche. La conservazione del sito risulta concretamente a rischio, così come l’integrità di alcuni interventi moderni, in particolare l’impianto di illuminazione”. Gli operatori del sito hanno inoltre rilevato la presenza dei cinghiali anche durante l’orario di visita, con conseguenti preoccupazioni per la sicurezza e l’esperienza del pubblico».

A questo primo allarme seguiva l’ulteriore segnalazione: «Il sindaco di Cabras il 24 ottobre segnalava alla Provincia la gravità della situazione e chiedeva la riattivazione delle misure di contenimento adottate con successo nel 2025, senza però ricevere una risposta formale. A conferma della criticità del problema, il 5 novembre scorso si è svolto un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura per affrontare l’emergenza cinghiali nel Sinis». Ma nulla, al momento, sarebbe cambiato.

«Durante il consiglio provinciale del 16 dicembre scorso ho chiesto chiarimenti al presidente della Provincia sullo stato di attuazione del piano – comunica la consigliera provinciale del Campo Largo –. In quella sede ho richiamato anche la segnalazione della Fondazione Mont’e Prama, evidenziando come la presenza di cinghiali in un sito di valore storico e culturale come Tharros rappresenti un problema serio e non più rinviabile. Il presidente ha affermato che erano in corso le operazioni di posizionamento delle gabbie, a seguito di un monitoraggio tramite droni, e che all’interno di Tharros ci fosse solo un cinghiale. Tuttavia, a distanza di settimane, non risulta alcuna comunicazione formale al Comune di Cabras né un’indicazione chiara sui tempi di ripartenza del piano».

Sulla base di questi fatti scattano le critiche all’operato della Provincia: «Sei mesi fa furono ottenuti importanti risultati, per cui appare chiaro che l’inerzia attuale ricade sul presidente della Provincia, che dovrebbe uscire dall’incertezza e garantire la continuità amministrativa, il coordinamento e l’efficace collaborazione tra gli enti coinvolti. Denuncio che la presenza incontrollata dei cinghiali rappresenta un rischio concreto per chi percorre la strada provinciale 7, rischi e danni per l’area di Tharros, un pericolo e grossi problemi per le borgate di San Giovanni di Sinis e Funtana Meiga, gravi danni per l’agricoltura».

Come intervenire, dunque? Una risposta la consigliera la dà: «Le soluzioni, anche se naturalmente tutto si può migliorare, sono già state sperimentate. Il piano di contenimento esiste ed è sufficiente riprenderne l’attuazione, definendo tempi certi, mettendo tutti i soggetti nelle condizioni di agire. Con l’interrogazione consiliare chiedo pertanto al presidente Paolo Pireddu un atto di responsabilità: uscire dall’ambiguità, indicare un cronoprogramma preciso e condividerlo ufficialmente con il Comune e la Prefettura, affinché possa finalmente ripartire».

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