I gremi insorgono e scrivono al prefetto: «La Sartiglia non si cambia, è così da cinque secoli»
Contadini e falegnami contro le modifiche che si vorrebbero imporre col Decreto Abodi
Oristano I gremi storici di Oristano alzano la voce per difendere la Sartiglia e chiedono che la giostra equestre possa svolgersi anche nel 2026 «nelle forme consolidate, già autorizzate, senza alterazioni che ne compromettano il valore estetico-rituale e identitario». È questo il cuore della lettera inviata al prefetto Salvatore Angieri e alla Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, con cui i rappresentanti del gremio dei Contadini di San Giovanni e del gremio dei Falegnami di San Giuseppe chiedono il riconoscimento della piena conformità della Sartiglia al decreto ministeriale dell’8 gennaio 2025, il tanto temuto Decreto Abodi. Nell’istanza, firmata dagli oberaius majoris Salvatore Carta e Michele Pinna e dal majorale en cabo Carlo Pisano, i due gremi rivendicano il proprio ruolo di «istituzioni depositarie storiche del rituale tradizionale» e chiariscono fin dalle prime righe che la Sartiglia, «nella sua forma tradizionale e immutata da oltre cinque secoli, già garantisce pienamente i requisiti di sicurezza, salute e benessere dei cavalieri partecipanti, che non sono non atleti, dei cavalli e del pubblico», così come richiesto dalla norma.
Un passaggio centrale della lettera riguarda la natura stessa della manifestazione. «La Sartiglia di Oristano – scrivono i gremi – non rappresenta un mero spettacolo, tanto meno una competizione sportiva agonistica, bensì costituisce un vero e proprio patrimonio culturale immateriale vivente», un rito collettivo che affonda le radici nel Medioevo e che da oltre 500 anni accompagna la vita della comunità oristanese senza interruzioni. A sostegno della richiesta viene richiamata anche la lunga storia di sicurezza della giostra: «In oltre cinque secoli di storia documentata, la Sartiglia si è svolta senza che si registrino incidenti con esito fatale». Le rare cadute, spiegano i gremi, sono sempre state gestite con esiti lievi grazie a un insieme di fattori strutturali: «un percorso interamente controllato e delimitato», un fondo sabbioso preparato per ammortizzare gli impatti, modalità rituali che «privilegiano precisione, armonia e controllo» e una rigorosa selezione dei cavalieri basata su esperienza e conoscenza del cavallo. Non manca il riferimento al dispositivo di sicurezza per il pubblico, «collaudato da anni e confermato dalle riunioni prefettizie», con transenne, steward, presidio medico e piano sanitario.
Sono tutti elementi che, secondo i gremi, rendono la Sartiglia «intrinsecamente proporzionata ai rischi effettivi, ben inferiori rispetto ad altre manifestazioni equestri meno ritualizzate». La lettera insiste poi sul principio di proporzionalità richiamato dallo stesso Decreto: «Imporre modifiche che alterino l’estetica, il costume caratteristico, il rito e l’immagine simbolica della Sartiglia equivarrebbe a comprometterne irrimediabilmente l’autenticità», privando Oristano e l’Italia «di un bene culturale unico, fonte di orgoglio identitario e attrattività turistica». I Gremi ricordano inoltre che la Sartiglia è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Sardegna come “Grande evento identitario”, proprio in virtù del suo valore storico e simbolico. Da qui l’appello finale alle istituzioni affinché la tutela della sicurezza proceda di pari passo con la salvaguardia delle tradizioni locali: «Alterare costumi, maschere e complessi rituali immutati nei secoli significherebbe toccare non solo l’identità culturale, ma il suo profondo e intimo nucleo spirituale». Nel passaggio conclusivo, i Gremi richiamano anche l’articolo 9 della Costituzione e ribadiscono il loro dovere di custodi: la Sartiglia è definita «un lascito sacro» da tramandare alle future generazioni. Qualora questo rispetto dovesse venire meno, i firmatari si dicono pronti a «difendere e tutelare il bene immateriale minacciato in tutte le sedi», nel nome della storia, della fede e dell’identità della comunità oristanese.
