Concorso di progetti per il Rimedio, i tecnici a confronto sulla viabilità
Architetti e ingegneri: «Necessario tenere conto delle esigenze dei cittadini»
Oristano Viabilità non significa soltanto regolamentazione del traffico ma anche dare un senso al luogo, facendo emergere le sue peculiarità e rispettandone le caratteristiche. Il bando di “concorso di progettazione a procedura aperta in due fasi in modalità informatica per la riqualificazione ambientale e paesaggistica dell’areale Oristano Rimedio”, seppure con qualche riserva, è stato accolto positivamente da alcuni tecnici locali, per i quali la condizione è che i progetti tengano conto degli aspetti legati al territorio e alla sua popolazione.
Maura Falchi, nota architetto oristanese, ha le idee chiare in tal senso. «La scelta di abbattere il viadotto va nella direzione giusta e in tal senso la mia valutazione è senz’altro positiva – dice –. Tuttavia, nella progettazione, a mio giudizio, occorre tenere presenti tutti gli aspetti legati al territorio e agli abitanti delle borgate, nelle quali sono presenti manufatti, come gli antichi portali, che meritano di essere riscoperti e valorizzati».
Il viadotto del Rimedio, noto anche con il nome di Ponte nuovo sul Tirso, è stato realizzato nel 1981. All’epoca l’opera veniva considerata fondamentale per lo sviluppo di del territorio. Oggi quell’opera appare come uno sbarramento posto tra la città e le sue frazioni, poco valorizzate e quasi tagliate fuori dalla vita sociale del capoluogo. E la nuova progettazione della viabilità, non potrà non tenerne conto. Ancora Maura Falchi: «Il progetto dovrebbe riconnettere la città al fiume, dando continuità ad una visione più ampia e aprendo al senso del luogo. Quindi, nella prima fase, occorre studiare bene il territorio e pensare l’opera secondo quello che rimane della memoria collettiva: se non c’è conoscenza non si riesce neppure a riconoscere».
I rischi di errore potrebbero essere costituiti dalla progettazione al massimo ribasso che, se da un lato consente di risparmiare dall’altro contribuisce alla nascita di problematiche e contenziosi successivamente. Carlo Pettinau, ingegnere e insegnante, già assessore comunale, per la valorizzazione dell’areale interessata, all’interno della quale scorre il fiume Tirso, qualche anno fa aveva immaginato un parco fluviale, con annesse infrastrutture e opere, dal lago Omodeo alla foce. «Una via non è il solo traffico – spiega Pettinau – bensì un insieme in cui piazze e abitazioni devono creare le condizioni per le relazioni, dove non esista solo il “pieno” urbano delle case e il “vuoto” delle piazze».
Silvio Serpi, ingegnere, presidente provinciale dell’Ordine degli ingegneri nella prima metà degli anni duemila, prima della fase progettuale, considera fondamentale uno studio preventivo di fattibilità per accertare l’assenza di vincoli. «L’abbattimento del viadotto – spiega Serpi – è da ritenere sicuramente positivo, bisogna però considerare con la giusta attenzione gli svincoli stradali che portano verso il mare, il Monteferro e la 131. Quegli snodi garantiscono il corretto flusso di traffico in uscita dalla città, un intervento di riqualificazione dell’areale deve necessariamente tenere conto della loro funzionalità». Proprio come prevede uno dei punti da considerare nella progettazione, insieme alla sostenibilità, la fattibilità e il grado di innovazione e integrazione con il contesto presente.
