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Oristano

Politica e cittadini

La rivincita dell’ex sindaco: «I nostri progetti contestati tutti vivi e mandano avanti la città»

di Michela Cuccu

	Uno scorcio del cantiere di via Lepanto
Uno scorcio del cantiere di via Lepanto

Guido Tendas: «Avevamo ragione, ma fummo ostacolati in tutti i modi»

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Oristano C’è una forma di giustizia silenziosa che solo il tempo sa amministrare, specialmente in politica. Per Guido Tendas, sindaco di Oristano fino al 2017, quel tempo è arrivato. Mentre la città si trasforma tra nuovi asfalti e cantieri storici, l’ex primo cittadino osserva i suoi progetti, quelli per cui fu aspramente criticato, quelli dei comitati del “no” e dei ricorsi infiniti, diventare una realtà operativa. Non è solo una questione di edilizia. È una rivincita morale che riporta al centro la programmazione a lungo termine, spesso sacrificata sull’altare del consenso immediato. Uno dei pilastri di questa eredità è la visione della mobilità.

La circonvallazione di Sa Rodia, nata con un finanziamento di 3 milioni di euro, fu concepita come un aggancio vitale per la viabilità, ma finì al centro delle polemiche. «Dicevano che avrebbe diviso la città in due», ricorda Tendas. «Ma le strade servono per unire. Oggi quella via permette di raggiungere l’ospedale in pochi minuti, servendo quartieri in espansione e mettendo in sicurezza le scuole che prima non avevano neanche una strada d’accesso». Un capitolo decisivo riguarda Torregrande e la riconversione delle aree industriali. Tendas rivendica la lungimiranza nel gestire il delicato rapporto con la Ivi Petrolifera: «Trovammo un accordo per consentire alla società di spostarsi in zona industriale, liberando e bonificando gli spazi vicino alla pineta, l’unica vera zona di sviluppo turistico per Oristano». Da quell’intesa nacque il progetto per un polo ricettivo di alto livello. Tendas critica il minimalismo rassegnato di oggi: «Serve una capacità ricettiva industriale. L’albergo da ottocento posti letto che avevamo previsto a Torregrande è l’unica base per creare economia vera. Opporsi a quella visione, che garantiva anche il rinnovo e la sicurezza antincendio della pineta a carico dei privati, ha significato condannare l’area al degrado».

Sempre sul fronte dell’innovazione, Tendas cita il termodinamico solare di San Quirico, un’idea di Carlo Rubbia per produrre energia pulita h24: «Oggi si parla tanto di rinnovabili, ma allora ci fu una crociata. L’ultimo grado di giudizio ci ha dato ragione: quel progetto rispetta le leggi e deve andare avanti per la collettività». Altrettanto strategico è il polo intermodale presso la stazione: «Non è solo un parcheggio, è il cuore di una città moderna», sottolinea l’ex sindaco. L’integrazione tra ferrovia e gomma punta a eliminare il caos dal centro: «Vedere che oggi i lavori procedono conferma che quella era l’unica strada. Abbiamo intercettato i fondi quando molti parlavano di libro dei sogni». Sulla mobilità, lancia una frecciata alla giunta attuale: «La Ztl deve essere l’atto finale. Prima realizzi i servizi e i parcheggi, come il polo intermodale, poi chiudi. Chiudere senza alternative incentiva solo la fuga dal centro storico».

Il rumore delle ruspe in via Lepanto per l’housing sociale è però il timbro definitivo sulla sua rivincita. Per Tendas, vedere i cantieri ripartire significa veder validata una visione che l’attuale amministrazione, un tempo ferocemente contraria, si ritrova ora a dover gestire. «Oggi due stipendi da impiegato non bastano per il mercato privato senza un intervento pubblico», spiega. «L’idea era dare 45 case in affitto calmierato. Sulla vicenda dell’ex hotel Cama, usato come contrappeso, Tendas è categorico: «Parlare di acquisirlo per l’housing sociale è pura demagogia. Ci sono sette famiglie che hanno acquistato quegli appartamenti e pagano il mutuo. Il Comune non può espropriare i sogni di privati cittadini per rimediare a una mancanza di programmazione». Se via Lepanto riparte, resta l’amarezza per Oristano Est, il piano da 18 milioni classificatosi undicesimo ia livello nazionale. «Vedere villa Eleonora ferma è una ferita. Abbiamo lasciato i cassetti pieni di finanziamenti certi: l’attuale inerzia è un danno per la comunità». Guido Tendas osserva oggi una Oristano che cammina sulle gambe dei suoi progetti: «Vedere che si realizza ciò che avevamo programmato dieci anni fa, mentre chi ci contestava deve firmare gli atti, è la migliore risposta possibile».

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