Sartiglia di fronte a un bivio: ecco cosa può salvare la tradizione
L’ultimo appiglio è in mano al sindaco che potrebbe fare ricorso allo stesso metodo usato per l’Ardia di Sedilo lo scorso anno
Oristano La Sartiglia è di fronte a un bivio e a reggere il peso delle scelte che porteranno o meno i cavalieri a compiere il rito in sa Sea de santa Maria è sulle spalle del sindaco Massimiliano Sanna. Dovrà scegliere quale strada intraprendere, qualora i tre ministeri coinvolti non calassero l’improbabile jolly nella rivalutazione dell’obbligatorietà di caschi e giubbotti di sicurezza. Tutto tace alla vigilia della Candelora, e, stando così la situazione, il piano di sicurezza dovrà accogliere l’interpretazione restrittiva data dal prefetto Salvatore Angieri. La salvezza, però, potrebbe risiedere nell’impianto giuridico e amministrativo messo nero su bianco lo scorso anno a Sedilo, che ha permesso al sindaco Salvatore Pes di prendere nel luglio del 2025 la decisione radicale di autorizzare lo svolgimento della corsa a cavallo che accompagna l’Ardia, il rito religioso devoto a San Costantino senza l’utilizzo di caschi e corpetti.
Sono tre i passaggi e gli atti chiave: il verbale prefettizio del 5 luglio, l’ordinanza sindacale dello stesso giorno e il parere giuridico del professore avvocato Andrea Pubusa. La premessa centrale è stata la qualificazione dell’Ardia come manifestazione esclusivamente religiosa e tradizionale e non come spettacolo pubblico o competizione sportiva. Una distinzione ribadita dal parere legale, che ha escluso l’applicazione degli articoli e delle procedure ordinarie della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, riconducendo l’evento all’articolo 25 del Testo unico dei locali di pubblico spettacolo, che prevede il solo obbligo di preavviso. Nel verbale della Prefettura del 5 luglio poi viene preso atto che la Commissione provinciale di vigilanza non è riuscita a esprimere un parere unanime. A quel punto il sindaco, con l’ordinanza aveva assunto direttamente la responsabilità tecnica della sicurezza della manifestazione, certificando l’esistenza di tutte le condizioni richieste: piano di sicurezza, servizio sanitario, vigilanza antincendio, controlli veterinari, polizze assicurative e misure di tutela per cavalieri, animali e pubblico.
Fu una mossa che trovò l’ufficialità in un decreto del primo cittadino, ma che per la Sartiglia potrebbe non bastare. C’è anche la Fondazione Oristano come ente organizzatore e il cane a due teste vuole l’apposizione di doppia firma e quindi anche del presidente Carlo Cuccu. In queste ore, tra i corridoi di palazzo degli Scolopi, la partita si gioca dunque sulla scacchiera di possibilità e fattibilità. Intanto, all’interno dell’associazione cavalieri nessuno auspica una soluzione che metta in crisi l’amministrazione e altri organi istituzionali. Per chi sale in sella la soluzione va trovata a monte e deve tutelare tutti. Al momento l’unica certezza è che un piano di sicurezza approvato e che preveda l’obbligo di indossare i caschetti e i corpetti porterebbe tutti ad astenersi dal correre, ma unicamente a onorare il rito e i due componidori solo fino all’incrocio delle spade. «Non uno sciopero ma una presa di posizione ferma, per non mancare di rispetto alla tradizione e all’amore per la giostra», dice il presidente dei cavalieri, Andrea Manias.
Nel frattempo le acque continuano a essere agitate anche a Santu Lussurgiu, dove a un gruppo di cavalieri l’obbligo di indossare i caschetti a Sa Carrela ’e nanti non va giù. L’hanno ribadito nella riunione di venerdì sera, durante la quale sono sembrati decisi a non partecipare alla corsa e prima ancora alle prove in programma l’8 febbraio. Su quanti siano esattamente è meglio non fare affidamento, ma si oscilla tra una mezza dozzina e una ventina. Francesco Deiala, veterinario e cavaliere con numerose discese alle spalle, è sicuro che i contrasti rientreranno: «Giubbini e caschetti già utilizzati in passato non modificano la bellezza della manifestazione, semmai consentono di ridurre i rischi per i partecipanti». (ha collaborato Piero Marongiu)
