Oristano Un blitz, scattato nel silenzio di un pomeriggio qualunque, in un bed and breakfast in periferia, ha messo la parola fine alla trasferta di due giovani campani dediti alle truffe. I carabinieri della Compagnia di Ghilarza, supportati dai colleghi della Compagnia di Oristano hanno fatto irruzione nel loro nascondiglio in via Verga, nel quartiere di San Paolo, chiudendo le manette ai polsi di due ventenni, sorpresi ancora con il bottino tra le mani. L’accusa contestata è pesante: estorsione aggravata in concorso. L’operazione è il frutto di un monitoraggio costante che l’Arma conduce sui gruppi criminali specializzati in reati ai danni di persone fragili, una piaga che attraversa l’intera Sardegna con inquietanti collegamenti logistici oltre Tirreno.
L’azione dei malviventi. Dietro l’arresto dei due giovani si cela una storia di spietata manipolazione psicologica, consumata poche ore prima tra le strade silenziose di un piccolo comune della Marmilla. Tutto ha avuto inizio con uno squillo di telefono in casa di una donna di ottantacinque anni. Dall’altra parte, una voce ferma, autoritaria, capace di simulare una rassicurante quanto falsa istituzionalità: «Pronto, sono il maresciallo dei carabinieri».
È l’inizio di una trappola studiata nei minimi dettagli. Il sedicente militare ha informato l’anziana, con toni allarmistici, che sua nipote era rimasta coinvolta in un grave incidente stradale con feriti e che, per evitarle l’immediato arresto e pesantissime conseguenze penali, era necessario versare subito una cauzione sotto forma di denaro contante e gioielli. Mentre il finto maresciallo teneva l’anziana incollata alla cornetta, impedendole di contattare i parenti per verificare la notizia, un secondo complice – presentato come un collaboratore dell’Arma incaricato della riscossione – ha bussato alla sua porta. In preda allo choc e mossa solo dall’istinto di protezione verso la nipote, la donna ha raccolto tutto ciò che possedeva: i risparmi di una vita e numerosi monili in oro. Gioielli che per lei non erano solo metallo prezioso, ma contenitori di ricordi e affetti, consegnati nelle mani di un perfetto sconosciuto nella speranza di risolvere un dramma che, nella realtà, non esisteva. La donna ha impiegato pochissimo tempo a scoprire l’amara verità: quella di essere stata raggirata con estrema freddezza. Per nulla intimidita dal timore di ritorsioni, la vittima si è fatta forza e ha immediatamente telefonato al 112, riferendo nei minimi dettagli la sua brutta avventura.
L’intervento dell’Arma. La segnalazione è stata sufficiente per far scattare l’intervento dei carabinieri che, dopo un attento e prolungato pedinamento attuato da diversi militari in borghese, hanno individuato i truffatori a bordo di un’utilitaria. Una volta accertata la loro posizione, gli uomini dell’Arma hanno effettuato un’irruzione fulminea all’interno del b&b di via Verga dove i due giovani alloggiavano, uno dei quali registrato sotto generalità false. I gestori della struttura erano ovviamente all’oscuro di quanto stesse accadendo e al momento del blitz nemmeno erano presenti in casa.
Durante la perquisizione della camera, i militari hanno rinvenuto, nascosti nelle intercapedini dei mobili, 14mila euro in banconote, un cofanetto in legno pregiato e numerosi monili in oro e pietre preziose. T ra la refurtiva sono stati trovati orologi, anelli, spille, medagliette e altri oggetti di notevole valore economico e, soprattutto, dall’inestimabile valore affettivo, sottratti alla vittima poco prima del blitz. Ulteriori indagini hanno portato a individuare parte dei monili quale bottino di un analogo fatto avvenuto qualche giorno prima a Cagliari, ai danni di una donna di 80 anni, alla quale, con il solito stratagemma, avevano portato via un piccolo capitale in gioielli. L’attività dei carabinieri ha permesso non solo di assicurare alla giustizia i responsabili, ma di compiere l’atto più significativo sotto il profilo umano: la restituzione della refurtiva. Le due anziane hanno potuto riavere i propri beni prima ancora di realizzare appieno la portata dell’inganno. Il colonnello Steven Chenet, comandante provinciale, ha sottolineato come la preparazione dell’illecito fosse stata meticolosa: i due avevano acquisito informazioni dettagliate sul profilo della vittima, sulle sue abitudini e persino sui nomi dei suoi cari. Dopo le formalità, gli arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Massama.