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Oristano

Urbanistica

Mercato civico, i lavori rischiano lo stop tra vincoli e fondi mancanti – Cosa succede

di Michela Cuccu
Mercato civico, i lavori rischiano lo stop tra vincoli e fondi mancanti – Cosa succede

L’idea del Comune potrebbe scontrarsi con la Soprintendenza: può cambiare tutto

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Oristano La corsa contro il tempo per far ripartire il cantiere del marcato di via Mazzini rischia di scontrarsi con una realtà ben più complessa rispetto alle immagini del progetto mostrate alla città nell’incontro pubblico della scorsa settimana. L’amministrazione comunale ha rotto gli indugi presentando l’aggiornamento del progetto esecutivo per il nuovo mercato civico, ma l’ambizione di bandire la gara d’appalto entro la fine di questo 2026 deve fare i conti con un iter amministrativo ancora disseminato di incognite. Nonostante l’entusiasmo della giunta guidata da Massimiliano Sanna nel voler chiudere una delle ferite più profonde del centro storico, il piano di rinascita al momento esiste quasi esclusivamente sulla carta e deve ancora superare scogli burocratici e finanziari tutt’altro che trascurabili. Il primo nodo critico riguarda la legittimità dell’intervento agli occhi degli organismi di tutela. Prima che i bulldozer possano effettivamente entrare in azione, l’intero progetto dovrà essere esaminato in una conferenza di servizi, come tassativamente previsto dalla legge. È proprio in questa sede che potrebbero sbucare vincoli imprevisti.

La struttura di via Mazzini si trova infatti in un passaggio cruciale: l’edificio acquisirà ufficialmente lo status di bene storico il prossimo anno, al compimento dei settant’anni dalla sua costruzione. Si tratta di un termine perentorio che trasformerà il vecchio fabbricato in un bene tutelato dal Codice dei Beni culturali. Al di là del dato cronologico, il mercato possiede da tempo un innegabile interesse testimoniale, avendo caratterizzato per decenni la fisionomia urbana di una parte vitale di Oristano. Un’eredità che gli enti superiori potrebbero decidere di salvaguardare con prescrizioni rigide, capaci di frenare o stravolgere il disegno dei progettisti Silvano Vedelago e Costantino Soddu. C’è poi l’incognita economica, un tassello fondamentale che pesa per oltre due milioni di euro. Se è vero che l’amministrazione dispone già di una base di 3 milioni e 900mila euro, l’investimento complessivo necessario per realizzare il nuovo polo multifunzionale sfiora i sei milioni di euro. All’appello mancano quindi risorse ingenti che il Comune spera di coprire attraverso la contrazione di un mutuo o il recupero di nuovi fondi regionali. Questa incertezza finanziaria, unita ai tempi fisiologici della burocrazia e all’imminente scadenza del vincolo storico, solleva non pochi interrogativi sulla reale e immediata cantierabilità dell’opera, proprio mentre la città e i pochi operatori rimasti chiedono certezze concrete. Il progetto promette comunque una rivoluzione architettonica e sociale: 1.605 metri quadrati di superficie coperta, un edificio razionalista e sostenibile con gallerie a volta, diciotto box per la vendita e la degustazione immediata, oltre a quasi 500 metri quadrati di verde pubblico didattico. L’idea di un mercato ibrido capace di attrarre turisti e residenti dalla mattina alla sera è la scommessa per il rilancio del commercio locale. Resta ora da capire se la spinta politica di questo 2026 basterà a superare l’esame della Soprintendenza e la ricerca dei fondi mancanti, trasformando finalmente le idee in un cantiere reale prima che scatti il vincolo dei settant’anni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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