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Agricoltura

Riso, tolti i dazi dai prodotti in arrivo da Sud Est Asiatico e Sud America: tremano le aziende sarde

di Enrico Carta
Riso, tolti i dazi dai prodotti in arrivo da Sud Est Asiatico e Sud America: tremano le aziende sarde

L'allarme: «Concorrenza impossibile, sono nazioni che seguono regole diverse su prodotti chimici e diritti dei lavoratori»

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Oristano La minaccia arriva da lontano. Per ora è un fantasma che aleggia anche sulla Sardegna, ma rischia di diventare qualcosa di molto concreto. La bocciatura da parte del Parlamento Europeo della proposta italiana sui dazi per il riso importato dai paesi emergenti accende le preoccupazioni anche nell’Oristanese, vero fulcro della produzione isolana. Qui si concentra infatti il 96% dei circa 3.700 ettari coltivati a riso in Sardegna, un dato che rende il territorio il principale polo risicolo dell’isola. A lanciare l’allarme è Confagricoltura Oristano, attraverso il presidente Tonino Sanna. Nel mirino c’è la decisione di non accogliere la proposta che puntava a rivedere il sistema dei dazi ridotti o nulli per le importazioni di prodotto in arrivo soprattutto dal Sud-Est asiatico: «Si tratta di una scelta che rischia di penalizzare pesantemente i nostri produttori esponendoli a una concorrenza che non è ad armi pari, sia sul piano economico sia su quello delle regole».

L’Oristanese, con le sue risaie, non è solo il centro della produzione regionale, ma rappresenta anche un sistema agricolo delicato, costruito nel tempo grazie a bonifiche e interventi che hanno trasformato le superfici in zone produttive altamente specializzate. Secondo Confagricoltura, l’Italia ha pagato una mancanza di strategia a livello europeo senza alleanze con altri Stati membri dal momento che produce circa la metà del riso europeo ed è anche quello più esposto agli effetti di queste decisioni. Il nodo principale resta quello della concorrenza internazionale. Le aziende italiane, e quelle oristanesi non fanno eccezione, sono spesso di dimensioni medio piccole e devono confrontarsi con realtà estensive di migliaia di ettari nei Paesi extra Unione Europea, dove i costi di produzione sono molto più bassi anche per standard meno stringenti e tutele dei lavoratori minori: «In molti casi parliamo di contesti in cui i diritti dei lavoratori non sono tutelati e si registrano fenomeni di sfruttamento, anche minorile. A questo si aggiunge l’utilizzo di prodotti fitosanitari vietati in Europa da anni, con possibili ricadute sulla sicurezza alimentare».

Da qui la richiesta, rimasta inascoltata, di rafforzare le cosiddette clausole di reciprocità e di rivedere quelle di salvaguardia: «Oggi i dazi scattano solo al superamento di soglie molto elevate, mentre noi chiedevamo un abbassamento per proteggere tempestivamente il mercato interno». Nell’Oristanese la questione va però oltre l’economia. Il rischio, evidenzia Confagricoltura, riguarda anche l’equilibrio ambientale del territorio: «Le risaie locali insistono su terreni che possono essere coltivati solo a riso. Non esistono alternative produttive immediate». Un eventuale ridimensionamento del comparto potrebbe dunque tradursi in abbandono dei campi, con conseguenze dirette sulla gestione idraulica e sulla biodiversità: «Sono migliaia di ettari strappati al degrado nel corso del secolo scorso che senza questa coltura rischierebbero un progressivo deterioramento». Le preoccupazioni si inseriscono in un quadro più ampio, segnato anche dagli accordi commerciali internazionali come quello con i paesi del Mercosur, che potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sul settore agricolo europeo. Per l’Oristanese la posta in gioco è ancora più alta: oltre all’impatto diretto sulle aziende, c’è il rischio di indebolire un comparto che rappresenta un’eccellenza: «Il riso – conclude il presidente di Confagricoltura – è parte integrante dell’identità produttiva locale. Difenderlo significa tutelare lavoro, ambiente e futuro di un intero sistema».

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