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Diffamazione

Dà del «tonto e deficiente» a un utente su Facebook, consigliere regionale verso il processo

di Enrico Carta
Dà del «tonto e deficiente» a un utente su Facebook, consigliere regionale verso il processo

L'esponente di Fratelli d’Italia dovrà comparire davanti alla giudice dopo l’imputazione coatta

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San Nicolò d’Arcidano Dai commenti sotto un post Facebook alle aule di giustizia. È un passaggio sempre più frequente quello che trasforma un botta e risposta virtuale in un caso penale, e questa volta a finire al centro di un procedimento è il consigliere regionale ed ex sindaco di San Nicolò d’Arcidano, Emanuele Cera, esponente nell’aula di via Roma di Fratelli d’Italia.

La vicenda nasce circa un anno fa da una discussione social legata ai problemi della sanità con Emanuele Cera pronto censore di errori compiuti dalla giunta Todde. Sotto un articolo pubblicato sul sito giornalistico online Linkoristano, Marco Paolo Angius, cittadino di Terralba, aveva commentato con una frase ironica: «In effetti loro trasformavano l’acqua in vino», facendo riferimento alla schieramento di centrodestra a cui Emanuele Cera appartiene da sempre e che aveva governato sino a poco tempo prima la Regione.

A quel punto intervenne il consigliere, che replicò: «Sei anche spiritoso, peccato che chi ti conosce sa quanto sei tonto e deficiente».

Parole che l’interlocutore ha ritenuto gravemente offensive, tanto da spingerlo a sporgere querela. In una prima fase il procedimento era stato archiviato, ma la parte offesa, assistita dall’avvocato Gesuino Loi, ha presentato opposizione. La giudice Federica Fulgheri ha quindi disposto l’imputazione coatta, aprendo di fatto la strada al processo. La prima udienza predibattimentale è fissata per venerdì prossimo davanti alla giudice monocratica Chiara Lai, dove Emanuele Cera sarà difeso dagli avvocati Ezio Ullasci e Valerio Martis.

Il caso si inserisce in un filone sempre più ampio di contenziosi legati ai social network. In Italia la diffamazione è disciplinata dall’articolo 595 del codice penale, che punisce chi offende la reputazione altrui comunicando con più persone. Quando il fatto avviene tramite internet, in particolare attraverso social media, la giurisprudenza lo considera generalmente una forma aggravata, equiparabile alla diffusione «a mezzo stampa», proprio per la capacità dei contenuti di raggiungere un pubblico potenzialmente vastissimo.

Nel contesto digitale, infatti, anche un commento apparentemente impulsivo o circoscritto può diventare pubblico, condiviso e permanente. Diverse sentenze della Cassazione hanno ribadito come Facebook rappresenti uno spazio aperto e diffuso, nel quale le espressioni offensive possono integrare il reato di diffamazione aggravata, con conseguenze penali e risarcitorie.

Un elemento che spesso incide sulla valutazione dei giudici è il ruolo pubblico dell’autore delle dichiarazioni. Nel caso di esponenti politici, le parole assumono un peso ulteriore, in quanto provenienti da figure istituzionali chiamate a mantenere un comportamento rispettoso anche nel confronto più acceso. Il consigliere di Fratelli d’Italia avrà comunque modo di chiarire tutto in triobunale, se ciò sarà possibile. Nel frattempo, il suo interlocutore virtuale, oltre alla querela ha presentato anche una segnalazione diretta al consiglio regionale e al consiglio comunale di San Nicolò Arcidano, seconda istituzione in cui Emanuele Cera ricopre la carica di consigliere riepilogando coi documenti quanto sta accadendo lontano da Cagliari.
 

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