La Nuova Sardegna

Oristano

La sentenza

Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

di Michela Cuccu
Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

La dimissione di don Valerio Manca sancisce la fine di un’omertà durata decenni

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Oristano «Colpevole assenza di vigilanza da parte di chi aveva l’obbligo di tutelare il gregge, preferendo il decoro dell’abito alla salvezza delle anime». È in questo passaggio delle motivazioni depositate dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo che si riassume il verdetto su una delle pagine più cupe della Chiesa isolana. La dimissione dallo stato clericale di don Valerio Manca sancisce la fine di un’omertà durata decenni, restituendo giustizia al dolore di padre Paolo Contini, vittima di abusi che ne hanno profondamente segnato l’esistenza. La sentenza scoperchia una cupola di silenzio che ha protetto Manca per quasi quarant’anni. I magistrati, lungi dal limitarsi alla condanna del singolo, analizzano l’apparato ecclesiastico: una struttura che, pur di «preservare l’immagine dell’istituzione», ha barattato la tutela dei minori con una deliberata «amnesia burocratica». Per il collegio giudicante dunque «non si tratta di mancanze veniali, ma di una condotta predatoria» che ha trovato terreno fertile in una rete di coperture interne alla Chiesa stessa, trasformando il silenzio in una strategia di gestione volta a proteggere i propri membri a discapito delle vittime.

Tra il 1987 e il 1990 nel Collegio serafico di Oristano, Manca, allora noto come padre Emanuele, agì su un giovanissimo Paolo Contini. Il coraggio di Contini — esploso pubblicamente il 13 maggio 2023 dal pulpito della parrocchia di Ghilarza — ha trasformato una ferita privata in una denuncia. La prova risiede nella lettera di scuse che padre Manca gli inviò nel 2021: un maldestro tentativo di conciliazione privata che, ribaltatosi nelle mani della vittima, è diventato confessione stragiudiziale capace di infrangere ogni sigillo. Nelle motivazioni, il Tribunale definisce l’operato di Manca una «devastante distruzione dell’integrità morale del minore», orchestrata con «metodica premeditazione» e la «strumentalizzazione del carisma del ruolo di guida spirituale» per assoggettare le sue vittime. I giudici stigmatizzano come la Chiesa abbia agito, per decenni, preferendo la difesa corporativa rispetto ai valori evangelici, scegliendo deliberatamente di non vedere. Già al momento della sentenza, lo scorso 15 gennaio, la reazione di padre Paolo fu intrisa di una solennità profetica: «Non è una vittoria contro la Chiesa, ma una vittoria della Chiesa». Il Tribunale, mettendo a verbale la «colpevole assenza di vigilanza» di chi deteneva l’obbligo di tutelare, ha sancito il fallimento di un’istituzione che, finalmente, si arrende alla realtà dei fatti.

Ed è proprio padre Paolo Contini, a dettare il senso ultimo di questa lunga traversata: «Per me si scrive la parola fine in questa dolorosissima vicenda. È stato un percorso lungo, faticoso e non privo di inattese sorprese. Era giusto farlo non soltanto per me, ma per il bene della Chiesa tutta e per evitare ad altri bambini di cadere vittime del mio stesso abusatore. Io avevo già perdonato, ma la giustizia era necessaria. Ora posso dire che ho fatto il mio dovere e che posso ritornare alla mia vita, cercando di recuperare la serenità e la pace che in questa vicenda giudiziaria sono state messe a dura prova. Ringrazio il Signore per avermi dato la forza e sono grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo penoso viaggio. Prego anche per il condannato, perché possa davvero prendere coscienza del male che ha fatto e possa lasciarsi convertire dal Signore».

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