«Abbiamo rischiato di morire per colpa di un cinghiale» – Il racconto choc dall’ospedale
I sassaresi Mario Piroddu e Barbara Arca sono vivi per miracolo: «Nostro figlio Simone ci ha visti sull’asfalto, aveva il terrore negli occhi»
Sassari «Quando ho riaperto gli occhi ero sull’asfalto e l’unica cosa che volevo fare era raggiungere mia moglie per capire se respirasse ancora». Mario Piroddu, 43 anni, imprenditore edile sassarese, racconta così il drammatico incidente che il 22 maggio scorso ha rischiato di trasformarsi in tragedia sul rettilineo di Saccargia, lungo la strada che conduce a Sassari. In sella alla loro moto Ktm c’erano lui e la moglie Barbara Arca, 40 anni, titolare di una palestra in città. Una semplice passeggiata su due ruote, una serata tranquilla come tante altre. Poi, in pochi istanti, tutto è cambiato.
Il racconto dell’incidente
«Mia moglie ha sempre avuto molta paura della moto e proprio per questo andiamo sempre molto piano. Non stavamo correndo, eravamo rilassati e stavamo rientrando verso Sassari, quando all’improvviso ho visto qualcosa arrivare con la coda dell’occhio. Un cinghiale è sbucato dalla corsia opposta e ci è praticamente saltato addosso. Da quel momento non ricordo più niente». Un vuoto improvviso, poi il risveglio sull’asfalto. «È stato come spegnere una televisione e riaccenderla qualche minuto dopo. Quando ho ripreso conoscenza sentivo un dolore fortissimo. Più tardi avrei scoperto di avere cinque costole fratturate, un polmone perforato e una spalla lesionata, ma in quel momento pensavo soltanto a Barbara». Nonostante le ferite, Piroddu riesce a trascinarsi verso la moglie. «Avevo sangue sulle mani e dolori ovunque. Mi sono persino tolto il casco perché avevo la sensazione di non riuscire a respirare. Dovevo arrivare da lei. Quando finalmente sono riuscito a raggiungerla mi ha dato un piccolo segnale e ho capito che era cosciente e ho tirato un sospiro di sollievo».
I soccorsi
Attorno alla coppia, intanto, si erano fermate diverse persone per prestare aiuto. «Voglio ringraziarli tutti – racconta Piroddu – i primi automobilisti che si sono fermati, il personale del 118, i medici, gli infermieri e tutte le persone che ci hanno soccorso. Sono stati straordinari, velocissimi e professionali – aggiunge – in quei momenti capisci davvero quanto sia importante la solidarietà delle persone e l’efficienza dei soccorsi». Per l’imprenditore si rende necessario il trasporto in elicottero verso l’ospedale. «Durante il viaggio ho avuto davvero paura. Ci sono stati momenti nei quali ho pensato che tutto potesse finire lì». Barbara Arca riporta a sua volta lesioni importanti e un trauma alla spalla. I due trascorrono giorni difficili in ospedale prima delle dimissioni. «Mia moglie è stata dimessa mercoledì, io invece sono tornato a casa domenica sera. I medici hanno verificato che il recupero stia procedendo bene, ma la strada è ancora lunga. Dovrò stare a riposo per diverso tempo e affrontare una lunga convalescenza».
Il figlio Simone, la paura nei suoi occhi
Tra le immagini che continuano a tormentarlo c’è quella del figlio Simone, arrivato sul luogo dell’incidente pochi minuti dopo lo schianto. Durante la caduta, infatti, l’iPhone di Mario ha attivato automaticamente la chiamata di emergenza e la geolocalizzazione ha consentito ai familiari di rintracciarlo immediatamente. Tra i primi a raggiungere il luogo dell’incidente c’è stato proprio il figlio Simone Piroddu, 23 anni, atleta dell’Esercito Italiano e orgoglio dello sport sassarese. Lo scorso aprile il giovane lottatore ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati Europei Senior di Tirana nella categoria dei 61 chilogrammi, superando nella finale per il terzo posto l’azero Nuraddin Novruzov. «Quando è arrivato era sotto choc. Era paralizzato dalla paura. Mi guardava e non riusciva a capire cosa fosse successo. Vedeva sua madre e suo padre stesi sull’asfalto, circondati dai soccorritori, e nessuno poteva ancora dirgli con certezza quali fossero le nostre condizioni. Io cercavo di rassicurarlo con dei gesti, ma era terrorizzato. Mai avrebbe pensato di trovarsi davanti a una scena del genere». Un trauma che il giovane atleta ha raccontato ai genitori nei giorni successivi. «Ci ha detto che sono stati i minuti più brutti della sua vita. Nessun figlio dovrebbe vedere i propri genitori in quelle condizioni».
Emergenza cinghiali
Oggi, mentre la coppia affronta il percorso di recupero, resta la rabbia per un fenomeno che continua a provocare incidenti sulle strade della Sardegna. «Vorrei rivolgere un appello alla Regione, affinché si trovi una soluzione definitiva al problema dei cinghiali. Non possiamo continuare a parlare di fatalità. Durante la mia permanenza in ospedale – spiega – ho scoperto che casi come il nostro sono numerosi. Medici e operatori sanitari mi hanno raccontato di tanti incidenti avvenuti negli ultimi tempi. Noi siamo stati fortunati, siamo vivi e possiamo raccontare quello che è successo. Ma la prossima volta potrebbe non andare così bene ad altri». E mentre le ferite iniziano lentamente a rimarginarsi, resta una certezza. «Quando vivi un’esperienza del genere – conclude Mario – capisci che la vita può cambiare in un attimo. Per questo oggi voglio soltanto dire grazie a chi ci ha aiutato e ricordare a tutti di non dare mai per scontate le persone che amano».
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