La Nuova Sardegna

Oristano

Arte e cultura

È in Sardegna una delle prime case d’artista pubbliche d’Italia: ecco dove

di Caterina Cossu
È in Sardegna una delle prime case d’artista pubbliche d’Italia: ecco dove

Quattro pittori per condividere spazi, idee e creatività tra loro e con la cittadinanza. Nasce un nuovo processo creativo

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Oristano Un esperimento molto raro nel suo genere: quattro artisti con storie, background e processi creativi completamente diversi, accomunati solo dall’essere oristanesi, che  condivideranno uno spazio pubblico tra di loro e con il pubblico. Obiettivo: rendere il Foro Boario tra le prime residenze d’artista pubbliche in Italia. La visione è quella della direttrice della pinacoteca Silvia Loddo, pienamente sostenuta dall’assessorato alla Cultura, la Fondazione Oristano, con un progetto finanziato dal Comune. «A me piace parlare di arte attuale, e quando sono arrivata in città ho trovato un gruppo ben definito di artisti in attività che apportano al dialogo artistico una grande qualità – ha spiegato Loddo –. Ritrovarsi è stata un effetto calamita e specifico che non ci sono né scelti né esclusi. Il dialogo è avviato con tantissimi e pian piano arriveremo a tutti». Una visione che ha incontrato quella dell’assessore Simone Prevete: «Quando ho ricevuto la delega, la mia intenzione è stata sin da subito quella di lavorare affinché si valorizzassero i luoghi della cultura di Oristano, dando voce agli artisti attuali, oltre a quelli passati che l’hanno resa grande. Questo esperimento darà lustro al Foro Boario e permetterà di farne la casa dell’arte per gli oristanesi, un luogo dove i cittadini possano incontrare il processo creativo». Si tratta dell’esperimento zero: «L’incontro con l’artista è uno degli strumenti fondamentali per la comprensione dell’arte, mette in fila testa, cuore e pancia quando si sta davanti a un’opera – va avanti la direttrice –. Aprire al pubblico una dimora di questo tipo è tra le risorse più belle che l’arte possa mettere a disposizione».

Una stagione intera, che durerà tutta l’estate, e che coinvolgerà come artisti residenti Marta Scanu, che ha avuto l’illuminazione nello stesso momento della direttrice della pinacoteca, Tonino Mattu, Gialuigi Concas e Alfredo Tanchis. Quattro sensibilità diverse della pittura cittadina che porteranno inevitabilmente un valore aggiunto alla propria città: «Non ci abbiamo ancora pensato in realtà, ovvero io ho sempre pensato a questa esperienza in modo collettivo, non singolo – spiega Marta Scanu –. È una cosa molto diversa da quella che ognuno di noi fa in studio. Anche lo spazio ci influenzerà». Anche se è il più grande d’età, anche Alfredo Tanchis è pronto a mettersi in gioco: «La mia è una pittura istintiva, priva di metodo, non ho una formazione specifica e lascio tutto all’improvvisazione. Sarà interassante». Come spiega Tonino Mattu però, non si tratta di una mostra: «Questo che nasce è un organismo vivente, un potenziamento di tutte le azioni fatte nel passato per l’arte in città e a cui ora sarà possibile dare organicità». Anche Gianluigi Concas, richiama la dimensione collettiva dell’esperienza: «Vorremmo si creasse soprattutto con il pubblico e sarà arricchente osservare le loro reazioni e interessi». Curioso sui risultati anche Obler Luperi: «Si tratta di un unicum artistico, faremo di tutto per portare qui le persone. Il pubblico, infatti, sarà parte integrante del processo creativo d’artista e sarà stimolato a partecipare con un ricco calendario di incontri, presentazioni, laboratori, conferenze, collaborazioni con altri artisti ospiti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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