Sos incendi, tempi di propagazione, interventi e sicurezza: esperti a confronto
In Sardegna tecnici, studiosi e osservatori in campo internazionale hanno partecipato a una esercitazione antincendio organizzata dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale
Santa Giusta Un gruppo di tecnici, di studiosi e osservatori, provenienti da diversi Paesi europei e dell’America Latina, ieri mattina 16 giugno hanno assistito all’esercitazione Fire-Adapt Study Hub Italy 2026, Centro studi per l’adattamento al fuoco. L’attività, che è proseguita ieri martedì 16 giugno per tutta la mattinata, organizzata dal Corpo forestale di vigilanza ambientale della Sardegna con il Cnr di Sassari, coordinata dal Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino, si è svolta alle pendici del Monte Arci, in località Pira Inferta, nei territori tra Santa Giusta e Palmas Arborea. Lo scopo è stato quello di studiare le tecniche più idonee per contrastare gli incendi boschivi e trarre esperienza da quelli del passato.
L’esercitazione Sul campo, davanti a giornalisti e studiosi provenienti da una ventina di Paesi che fanno parte del progetto, hanno operato gli specialisti del Gauf, gruppo di analisi e uso del fuoco, provenienti dagli ispettorati forestali della Sardegna, insieme ad alcuni operatori sloveni. L’operazione ha previsto la gestione congiunta di un incendio cosiddetto prescritto, un tipo di fuoco controllato e pianificato su un’area specifica, eseguito nel rispetto di condizioni meteo-ambientali idonee. Un metodo che prevede l’eliminazione della vegetazione secca, in maniera tale da impedire alle fiamme di trovare il combustibile necessario per alimentarsi. «Si tratta di un progetto internazionale che si basa proprio sull’adattamento del fuoco ai cambiamenti climatici – ha spiegato il direttore dell’ispettorato forestale di Oristano, Michele Chessa –. Col suo utilizzo si cerca di capire l’efficacia del fuoco per gestire e migliorare la biodiversità, soprattutto in ambito tropicale e subtropicale. Tant’è che del progetto fanno parte anche diversi Paesi dell’America Latina. Questo strumento, se utilizzato in modo corretto, ci consente di mettere in atto le attività tese ad eliminare le biomasse che alimentano l’incendio».
La ricerca Marcello Casula, ricercatore del Cnr e dell’Istituto di Bioeconomia di Sassari, fa parte di un gruppo di studio che lavora sugli incendi: «L’attività che si svolge a Monte Arci, è inserita in un progetto internazionale finanziato da un bando europeo, che prevede l’interscambio culturale con una serie di istituzioni operanti sul fuoco in generale – ha spiegato –. Attività come queste ci consente di capire, il tipo di reazione umana in presenza di un incendio e in quanto tempo le fiamme, date le condizioni climatiche, sono in grado di raggiungere un determinato luogo, considerando il genere di terreno su cui agiscono».
Messa in sicurezza Un altro aspetto considerato e approfondito durante la giornata è stato quello operativo. Gli esperti hanno spiegato in che modo è possibile poi sul campo mettere in sicurezza una determinata porzione di territorio con l’utilizzo preventivo del fuoco. Tecniche e metodi sono stato trovati proprio grazie al team di ricerca e grazie all’esperienza maturata sul fronte. Ed è stato proprio in tal senso che si è inserita la presenza degli osservatori internazionali, i quali, oltre a fornire informazioni utili sul trattamento del fuoco nei loro Paesi, contribuiscono anche, attraverso lo scambio delle reciproche esperienze, a rendere più efficaci gli interventi contro i roghi. Gli ultimi dati forniti dalla Regione su questo fronte hanno registrato dal mese di maggio a oggi circa cinquecento abbruciamenti non controllati di natura colposa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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