Bocciato il piano di assetto idrogeologico: il futuro del Comune paralizzato dallo stop della Regione
Anche il Piano urbanistico resta bloccato dalla mancata approvazione del documento: sviluppo della città in ostaggio
Oristano La Regione boccia il Piano di assetto idrogeologico del Comune, e lo fa con l’azione netta di chi non può fare altro che staccare la spina. Dietro l’asettico termine “archiviazione” contenuto nella determina del 15 gennaio 2026, si nasconde in realtà un tonfo tecnico che fa tremare le ambizioni urbanistiche di palazzo Campus Colonna. Un passaggio di cui, finora, non era stata data notizia ufficiale, nonostante il peso determinante che tale stop comporta per la programmazione del territorio cittadino. Tutta la vicenda si è sviluppata durante la gestione dell’allora assessore all’Urbanistica Ivano Cuccu, sollevato dall’incarico dal sindaco Massimiliano Sanna lo scorso marzo, nel pieno di un turbolento rimpasto di giunta. Mentre il Comune procedeva spedito con l’affidamento degli incarichi per il nuovo Piano urbanistico, i cassetti dell’Agenzia regionale del Distretto idrografico – l’autorità tecnica che vigila sui rischi di alluvioni e frane in tutta l’isola –, registravano uno stallo definitivo, sancito dalla firma dell’ingegnere Costantino Azzena, segretario generale dell’Autorità di Bacino della Sardegna e vertice dell’ente preposto alla tutela del reticolo idrografico.
Mentre, con la determinazione dirigenziale del 31 dicembre 2025, il Comune formalizzava gli incarichi professionali per ridisegnare il volto della città, la pratica per il Piano di assetto idrogeologico si schiantava contro un muro di omissioni. Il motivo del naufragio è brutale nella sua semplicità tecnica: la proposta era radicalmente incompleta. Nonostante i tentativi di integrazione documentale presentati dal Comune nel luglio e nel novembre 2025, il Servizio difesa del suolo ha bocciato l’operato dell’ente, rilevando l’assenza dei contenuti minimi necessari per procedere a qualsiasi valutazione di merito. Il problema risiede proprio nello studio del reticolo idrografico, ovvero il pilastro architettonico su cui deve poggiare ogni politica di pianificazione. Questo studio è risultato non conforme alle linee guida vigenti. Senza una base solida e scientificamente inattaccabile, l’intera impalcatura – sia per la parte idraulica che per quella da frana – è venuta meno, mancando del presupposto funzionale e propedeutico indispensabile per qualsiasi successiva variante.
Il Comune è stato invitato a presentare una pratica totalmente nuova, che dovrà essere blindata da una nuova delibera del consiglio comunale per l’apposizione delle misure di salvaguardia: un passaggio obbligato. Nel frattempo, la città resta in un limbo burocratico: si continua a navigare a vista con le vecchie misure di salvaguardia del 2024. L’amministrazione si trova ora dinanzi a un verdetto inoppugnabile: l’iter del Puc rimane indissolubilmente condizionato dall’esito della revisione del Pai. Il percorso, che l’amministrazione auspicava fluido e spedito, deve ora fare i conti con un ritorno agli adempimenti preliminari, trasformando quella che doveva essere la stagione del grande piano regolatore in un’estenuante operazione di riparazione tecnica. E ora ci si chiede quali saranno i tempi effettivi per la presentazione della nuova istanza. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
