Uccise la figlia Chiara a coltellate: assolta Monica Vinci – Ecco perché
Si chiude il processo per l'omicidio della 13enne uccisa dalla madre con 36 coltellate
Cagliari «Assolta per vizio totale di mente»: si conclude così il processo per l'omicidio di Chiara Carta, la tredicenne uccisa con 36 coltellate dalla madre Monica Vinci il 18 febbraio 2023: la Corte d'Assise di Cagliari, presieduta dalla giudice Lucia Perra, a latere Roberto Cau, ha assolto l'imputata, riconoscendo la sua totale incapacità di intendere e volere al momento del delitto. La Corte ha disposto il ricovero in una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) per un periodo minimo di 20 anni.
La decisione accoglie la linea sostenuta dalla difesa. L'avvocato Gianluca Aste, legale di Monica Vinci, aveva costruito la propria arringa proprio sul superamento della tesi accusatoria del vizio parziale, chiedendo alla Corte di riconoscere che il gesto della donna fosse la conseguenza diretta ed esclusiva della grave patologia psichiatrica di cui soffre, e per la quale si trova tuttora ricoverata in una Rems.
Una decisione opposta rispetto alla richiesta della pubblica accusa. Il pubblico ministero Valerio Bagattini aveva chiesto una condanna a diciannove anni di reclusione, sostenendo – anche sulla base della consulenza tecnica del professor Stefano Ferracuti – che l'imputata non fosse del tutto incapace di intendere e volere. Sulla stessa linea si era espressa l'avvocata Anna Paola Putzu, legale di Piero Carta, padre della vittima, costituito parte civile, che aveva descritto Monica Vinci come una donna «furba», capace di gestire la propria patologia secondo convenienza.
In aula, ad ascoltare la lettura del dispositivo in un silenzio carico di tensione, erano presenti il padre della vittima con i propri familiari.
Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dall’avvocato della difesa, Gianluca Aste.
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