Mancano i supplenti di greco e latino: in cattedra vanno due studenti
Al liceo classico De Castro di Oristano insegnano due ventenni che frequentano il secondo anno di università
Oristano Poco più di dodici mesi fa sedevano tra i banchi del liceo, alle prese con versioni e interrogazioni di greco e latino, compiti in classe e qualche batticuore tipico degli alunni. Nei giorni scorsi si sono ritrovati dall’altra parte della cattedra, chiamati a spiegare a coloro che un tempo erano i ragazzi che stavano nella classe a fianco proprio quelle materie che fino a poco tempo fa studiavano da allievi. Al liceo classico De Castro per far fronte alla carenza di insegnanti di lettere antiche, la scuola ha affidato le supplenze a due giovanissimi universitari poco più che ventenni, entrambi all’inizio del secondo anno del corso di laurea. I protagonisti sono Carlotta Annis e Pietro Dessì, entrambi ex studenti dell’istituto e oggi iscritti a Cagliari. Non hanno ancora conseguito la laurea, ma la norma consente, in determinate circostanze, di arrivare fino agli studenti universitari quando le altre strade per garantire la continuità didattica risultano impraticabili.
La loro storia racconta meglio di tante statistiche la difficoltà crescente nel trovare docenti per alcune discipline. Prima si attinge alle graduatorie dei supplenti, poi ai laureati disponibili. Solo quando anche queste possibilità si esauriscono si può arrivare agli universitari. Una soluzione eccezionale che rappresenta una risposta a un problema sempre più diffuso. Le immatricolazioni in lettere antiche nel ’25-’26 sono state appena venti, un dato che aiuta a capire perché trovare insegnanti di greco e latino stia diventando ogni anno più complicato. «Quando li abbiamo contattati hanno accettato subito ed erano molto emozionati – racconta la dirigente scolastica Patrizia Atzori –. Il primo giorno è stato particolare perché hanno trovato ad accoglierli colleghi che fino a poco più di un anno fa erano stati i loro professori. Mi ha colpito la voglia di mettersi in gioco e di assumersi una responsabilità importante».
Carlotta Annis si è ritrovata davanti a volti già noti: «Conoscevo già i ragazzi perché eravamo nello stesso corso di studi alle superiori anche se non in classe assieme. Ho fatto lezione su Lisia nelle seconde liceo (il quarto anno di studi classici) e su Seneca nelle terze (l’ultimo anno di superiori), lasciando anche spazio allo studio individuale nelle classi che si preparano all’esame». L’imbarazzo iniziale non è mancato: «Temevo che i miei professori fossero sorpresi in senso negativo della mia presenza, invece sono stati molto accoglienti. Ho incontrato anche il mio docente di greco e latino, Gianluca Arca, che mi ha incoraggiato. Avevo poi timore che gli studenti mi giudicassero presuntuosa dal momento che ero già lì a insegnare, ma non è stato così, è andato tutto bene». Una scelta concreta è stata quella di farsi chiamare semplicemente per nome: «Professoressa sarebbe stato imbarazzante. Ho scelto modestia e umiltà, anche perché è stata una casualità ritrovarmi così presto dall’altra parte della cattedra».
Anche per Pietro Dessì la chiamata è arrivata all’improvviso: «Appena mi ha contattato la segreteria sono partito da Cagliari per Oristano. Ho insegnato in una prima liceo ed è stata un’esperienza molto bella». Tra le lezioni affrontate ci sono stati il primo libro delle Storie di Erodoto, il racconto di Arione, il proemio dell’Iliade e alcuni brani del De bello gallico di Giulio Cesare: «Gli alunni sono stati molto bravi e composti. Non ho chiesto loro di darmi del lei perché non mi sembrava il caso, visto che non sono ancora laureato. E anche i professori sono stati tutti molto disponibili». Per entrambi è stata una sorta di prova generale del mestiere che sperano di svolgere in futuro. «Ho spiegato loro che i ragazzi hanno bisogno di insegnanti preparati e seri, ma anche capaci di creare un rapporto positivo con la classe – osserva la dirigente Atzori –. L’empatia è fondamentale e deve andare di pari passo con la qualità della didattica». «Non è stato faticoso, è stato stimolante – conferma Carlotta Annis –. Questa esperienza mi ha fatto capire che ho scelto la facoltà giusta e che vorrei insegnare anche in futuro, soprattutto in un ambiente come quello del De Castro».
Finita l’esperienza durata per entrambi una decina di giorni, sono tornati ai libri degli esami. I loro. «Ho messo un attimo in pausa lo studio universitario perché il periodo era favorevole e non avevamo esami imminenti – dice Pietro Dessì –. Ora mi rituffo nello studio. Se mi richiamassero? Dovrei dare priorità all’università, quindi dipenderebbe dal periodo dell’anno. In ogni caso è stata un’esperienza molto positiva». Sulle ragioni della carenza di professori, però, neppure la preside si sbilancia troppo: «Non conosco le cause precise di questo fenomeno. Posso dire che non riguarda soltanto il latino e il greco, ma interessa anche altre discipline, come matematica e fisica». Il problema supera infatti i confini di Oristano. A Bosa, per esempio, è aperta la ricerca di un docente di lettere per una supplenza annuale alle scuole medie fino a giugno. Le ragioni sono diverse, ma in questo quadro, la storia di Carlotta Annis e Pietro Dessì ha il sapore di una piccola scommessa generazionale. Una supplenza nata dall’emergenza, certo, ma anche la dimostrazione che c’è ancora chi sceglie il greco, il latino e soprattutto il mestiere dell’insegnante. Con un vantaggio non da poco: per ricordarsi cosa si prova dietro un banco non serve scavare troppo in là nei ricordi. A loro basta tornare indietro di poco più di un anno.
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