«Il sistema dei Cas non funziona»: l’appello dopo la rissa dei migranti nel centro di accoglienza
L’amministrazione di Cabras denuncia le «condizioni di vita disumane» della struttura per gli adulti
Cabras Prima i problemi di elettricità e acqua calda, con la protesta davanti alla Prefettura, e adesso la violenta rissa che ha lasciato cinque persone ferite e denunciate. Il centro di accoglienza straordinaria di via Tharros, a Cabras, attraversa una fase di forte difficoltà. Alle criticità già emerse nella gestione della struttura per minori si aggiungono quelle del Cas destinato agli adulti, una realtà che ospita fino a 120 persone e che risulta quasi sempre al completo. Per il sindaco Andrea Abis e l’assessora alle Politiche sociali Laura Celletti, il quadro richiede un intervento deciso da parte delle istituzioni competenti. «I problemi del centro per adulti non sono una novità – attacca il sindaco –. Una delle questioni principali riguarda la gestione degli arrivi, che non tiene sufficientemente conto delle situazioni di conflitto tra le diverse etnie. Si finisce così per mettere nella stessa struttura persone che hanno forti contrasti tra loro, creando condizioni che possono sfociare in episodi di violenza anche molto gravi».
Abis sottolinea che l’ultima rissa non ha coinvolto persone esterne al centro, ma questo non ridimensiona la gravità dell’accaduto, e richiama anche le condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, impegnate a gestire una situazione che definisce ormai insostenibile. «Carabinieri e forze di polizia stanno affrontando uno sforzo straordinario – va avanti –. Non possiamo considerare normale una condizione di continua emergenza». Per Abis occorre rivedere l’organizzazione del Cas, a partire dalle procedure di ingresso e dalle verifiche sulle persone destinate alla struttura. «È necessario conoscere meglio chi arriva, verificare i precedenti e individuare tempestivamente eventuali soggetti con profili di pericolosità, ed evitare di accoglierli».
L’assessora Celletti evidenzia invece soprattutto l’assenza di un percorso di accompagnamento sociale per gli ospiti adulti. «C’è una differenza sostanziale tra il centro per minori e quello per adulti. Nel primo caso i servizi sociali hanno un ruolo preciso e seguono direttamente i ragazzi. Per il Cas adulti, invece, non abbiamo informazioni sulle persone accolte, non c’è una presa in carico da parte dei nostri uffici e non conosciamo le attività che svolgono» spiega. Ad aprile il Comune aveva chiesto alla Prefettura risorse per avviare iniziative di integrazione, senza ottenere risposte. «L’integrazione non può essere ridotta alla sola ricerca di un lavoro – precisa Celletti –. Servono occasioni di incontro, attività e percorsi che aiutino le persone a inserirsi nel contesto in cui vivono». A questo si aggiunge il problema degli spazi e delle condizioni di permanenza. «Il centro ha una capienza di 120 posti ed è quasi sempre pieno – aggiunge l’assessora –. Il sovraffollamento e i problemi strutturali determinano così condizioni di vita disumane, che finiscono per alimentare tensioni e conflitti tra gli ospiti e i problemi». Un sistema che, secondo l’amministrazione, non può continuare a funzionare senza una revisione complessiva.
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