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Pronto soccorso e ticket mai pagati, nel sassarese l’Agenzia delle Entrate presenta il conto per 30mila prestazioni

di Luigi Soriga
Pronto soccorso e ticket mai pagati, nel sassarese l’Agenzia delle Entrate presenta il conto per 30mila prestazioni

Il credito medio è di circa 100mila euro all’anno. Un paziente su quattro non ha pagato

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Sassari La memoria dei pazienti può essere corta. Quella del fisco, decisamente meno. Così può capitare che una tachicardia del 2017, una febbre del 2018 o un malore del 2019 tornino a farsi vivi dopo anni. Non sotto forma di ricordo, ma di bollettino PagoPa. Perché al pronto soccorso si entra per farsi curare, ma quando il codice è improprio bisogna anche mettere mano al portafoglio. E non tutti lo fanno. Ad Alghero e Ozieri il conto dei ticket mai pagati ha raggiunto i 501.190 euro. Mezzo milione tondo che la sanità pubblica deve ancora incassare. Ma la cifra più impressionante è un'altra: 30.632 ticket rimasti insoluti in cinque anni, dal 2017 al 2021. Una montagna di piccoli debiti, da 15 o 25 euro, che messi uno sopra l'altro diventano un discreto grattacielo. E che ora l'Agenzia delle Entrate sta cercando di recuperare per conto della vecchia Ats Sardegna.

Le raccomandate

Gli avvisi bonari sono già partiti. Arrivano nelle case dei cittadini, talvolta a distanza di 9 anni dalla visita. E raccontano una storia nella quale convivono dimenticanze, pagamenti mai effettuati e possibili esenzioni dichiarate senza averne diritto. Naturalmente non tutti sono furbetti. C'è chi potrebbe aver pagato e non risultare in regola, chi aveva diritto all'esenzione e chi semplicemente non si è preoccupato di saldare il conto. La documentazione disponibile non permette di distinguere le diverse situazioni. Ma il risultato, per le casse pubbliche, è lo stesso: denaro che non è arrivato.

Il credito Asl

I numeri parlano da soli. Nel 2017 i ticket insoluti erano 7.607, per quasi 124mila euro. Nel 2018 sono diventati 7.180, per 116.640 euro. Nel 2019 altri 6.885, pari a 112.605 euro. Poi è arrivato il Covid, che ha svuotato per un periodo anche le sale d'attesa degli ospedali: 4.590 mancati pagamenti nel 2020 e 4.370 nel 2021. Il totale è di oltre seimila posizioni all'anno, per un credito medio di circa 100mila euro. Due terzi delle richieste riguardano il pronto soccorso di Alghero, circa 20.400 ticket; il restante terzo, poco più di 10mila, quello di Ozieri.

Uno su 4 non paga

Per capire quanto sia diffuso il fenomeno bisogna guardare al numero degli accessi. I due ospedali accolgono circa 30mila pazienti all'anno. Di questi, una quota consistente viene classificata con i codici di minore gravità: circa il 40% verdi e il 20% bianchi. Escludendo quindi il restante 40%, la platea teorica scende a 18mila accessi. Se la si confronta con la media storica di oltre seimila ticket insoluti, il risultato è sorprendente: un mancato pagamento ogni tre accessi meno gravi. È una proporzione indicativa, non un tasso di evasione accertato. Le annualità non coincidono e, soprattutto, non tutti i pazienti con codici meno gravi devono pagare. Ci sono i minori di 14 anni, le persone che possiedono i requisiti per le esenzioni legate al reddito, all'età o a determinate patologie, oltre alle prestazioni esenti previste per particolari condizioni sanitarie, come la gravidanza.

Situazione Aou

Ma c'è un altro ospedale che merita di entrare nel conto. Ed è il più grande: il Santissima Annunziata di Sassari. Qui i numeri degli accessi sono ben più consistenti. Nel 2023 sono stati 47.051, saliti a 49.421 nel 2024 e a 49.781 nel 2025. Praticamente 50mila persone all'anno, soltanto nel pronto soccorso generale, senza considerare quelli pediatrico e ostetrico-ginecologico. Una macchina che non si ferma mai e che, inevitabilmente, produce anche prestazioni soggette al pagamento del ticket. Quanti pazienti non hanno pagato? E quanto deve recuperare l'Azienda ospedaliero-universitaria? Alla domanda l'Aou risponde confermando l'esistenza dei crediti, ma senza indicare una cifra precisa: «L'Azienda dispone dei dati relativi ai ticket non corrisposti, per importi complessivi inferiori al milione di euro. Sono attualmente in corso le necessarie verifiche e procedure amministrative finalizzate al recupero dei crediti». Meno di un milione. Una risposta che delimita il problema senza misurarlo. Eppure qualche conto si può fare. La relazione sulla performance dell'Aou, approvata lo scorso settembre, contiene infatti la distribuzione esatta degli accessi per codice di gravità. Nel 2024, al Santissima Annunziata, si sono registrati 18.893 accessi con codice 4, quello delle urgenze minori, e 4.799 con codice 5, riservato alle non urgenze. Nel 2025 sono stati rispettivamente 13.850 e 3.409. Applicando a queste prestazioni una simulazione prudenziale del 25% di ticket insoluti, e utilizzando come riferimento gli importi di 15 e 25 euro, si ottengono circa 101mila euro di potenziali mancati incassi per il 2024 e 73mila per il 2025. Sono stime, non crediti accertati, ma consentono di individuare un ordine di grandezza. Se una situazione analoga si fosse ripetuta per 5 anni, il conto teorico potrebbe arrivare a diverse centinaia di migliaia di euro.

Debiti prescritti

Il problema, a questo punto, non è soltanto quanto denaro manchi all'appello. È capire a chi spetti recuperarlo, quali annualità siano coinvolte e soprattutto se siano stati compiuti gli atti necessari per impedire che i crediti vadano perduti per prescrizione. La differenza tra le due aziende sanitarie, almeno per ora, è evidente. L'Asl ha individuato 30.632 posizioni insolute, ha quantificato un credito di mezzo milione e ha avviato gli avvisi di pagamento per le vecchie annualità. Ha inoltre approvato una convenzione con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione per il recupero dei propri crediti, prevedendo anche, nei casi consentiti dalla legge, procedure coattive. L'Aou conferma invece di avere crediti per importi inferiori al milione, ma non comunica quanti siano i ticket insoluti, a quali anni si riferiscano e quali somme siano già state richieste ai debitori. Restano da chiarire anche i rapporti di competenza tra le diverse aziende succedutesi nella gestione della sanità regionale. E soprattutto resta senza risposta la domanda più scomoda: quanti di quei soldi sono ancora recuperabili?

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