La Nuova Sardegna

Con Albino Bernardini Siniscola diventa paese delle meraviglie

Luciano Piras
Un disegno di Nicoletta Costa
Un disegno di Nicoletta Costa

Il maestro di Pietralata torna con la raccolta di racconti "Tre ragazzi e un cane" e all'età di 93 anni annuncia che sta scrivendo la sua biografia

27 febbraio 2011
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SINISCOLA. Checco è uno strano asino. Lunatico, tanto per dirne una. E testardo, chiaramente, oltre che cocciuto... «Dovete sapere che quando sono andato a comprarlo a Torpé, era piccolo e il padrone non gli aveva ancora messo il nome» racconta Albino Bernardini, nei panni di zio Antonio seduto nella piccola piazza di Siniscola. Una gioia per i bambini e le bambine. «Appena l'ho visto ho detto: "Ah, bello, carino, mi piace! Questo asinello lo voglio chiamare Pippo"». Ma il ciuco di lasciarsi chiamare Pippo non ha proprio intenzione. Corre, raglia, calcia. E più lo chiamano Pippo, più quello impazzisce. Fino a mostrare i denti, perché gli asini quando si arrabbiano mordono pure e diventano cattivi...

Spassoso e divertente come sempre, il maestro di Pietralata e delle bacchette di Lula. Eterno bambino che a 93 anni compiuti lo scorso 18 ottobre, ne ha ancora tante da raccontare e da scrivere. Dando ancora una volta anima e corpo ai piccoli protagonisti di un tempo, nello scenario consueto, Siniscola, dove Bernardini è nato, o meglio: Sinilandia, il paese delle favole e delle meraviglie. Ma anche a Genova, tra i viottoli bui che odorano di salsedine, dove «con quei palazzi uno sopra l'altro c'è appena il posto per le persone». È nel capoluogo ligure, infatti, che prende vita la storia «Il largo dei gatti», con i micetti (e soprattutto, i bambini) impegnati a riportare la pace in un condominio di marinai in lotta tra di loro prima ancora che con il mare.

È fatto così, questo nuovo libro di Albino Bernardini, «Tre ragazzi e un cane... e altri racconti», pubblicato dalla casa editrice Kimerik, la stessa che nel 2009 ha dato alle stampe il romanzo «Eppure gli volevo tanto bene!», a dimostrazione che la fantasia dello scrittore sardo trapiantato a Bagni di Tivoli, a due passi da Roma, è sempre fervida e feconda. «La voglia di scrivere è la stessa di quarant'anni fa» sottolinea lui, maestro Albino. «E ora - aggiunge - sto anche per concludere la mio autobiografia... se campo, magari... » scherza con il piglio ingenuo e fresco di chi non ha paura di nulla, neppure della morte. Intanto continua a divertirsi a costruire favole a uso e consumo dei suoi sette nipotini. E di tutti i bambini e bambine, ragazzi e ragazze del mondo. «Ai quali auguro di divertirsi tanto leggendo questo libro» dice.

Come a voler rimarcare ancora una volta che l'educazione passa prima di tutto attraverso il gioco, la libera fantasia, il messaggio didattico attraverso la gioia della vita, la spensieratezza, il gusto della lettura. Ecco perché le storie di maestro Bernardini sono universali. Ecco perché il paese o la città, il villaggio o il quartiere, in fondo sono lo stesso scenario. Poco importa dove il mondo delle fiabe prende voce; importa piuttosto cosa raccontano un cane, un asino, delle anguille o un gatto. E cosa racconta un giocattolo. Un padre o un nonno ricoverato in ospedale.

È questo il variegato universo umano, il campionario della civiltà di ieri e di oggi, che Albino Bernardini racconta con le sue storie. Semplici, quasi banali sembrerebbe, ma schiette, queste sei storie raccolte nel volume «Tre ragazzi e un cane... e altri racconti», ottantasei pagine, con illustrazioni di Angelo Falciano. Storie dal sapore antico che rimandano a «Le avventure di Grodde» (1988), a «La banda del bolide» (1990), a «Tante storie sarde» (1992). Opere entrate a pieno titolo tra i classici della letteratura italiana per l'infanzia, dove maestro Albino continua a occupare un posto d'onore. Del resto uno come lui, amico del poeta-scrittore per eccellenza per bambini, Gianni Rodari, non poteva avere un destino diverso. Non ce l'ha fatta la guerra, a fermarlo, chiamato alle armi in Albania, Grecia e Jugoslavia. Non ce l'ha fatta la "scuola nemica", a zittirlo, quando ha alzato la voce per una scuola democratica. E non ce la fa neppure il peso del tempo, a fermarlo oggi che ancor più di ieri ha tanta voglia di scrivere, mentre legge e rilegge le quindicimila lettere che ha ricevuto dai bambini di tutta Italia, generazioni a confronto, padri e figli che lo hanno seguito e che ancora lo seguono.

Ecco dove trova la forza maestro Albino. Felice di aver festeggiato i novant'anni a Siniscola e a Lula, all'ombra del Montalbo; di aver ritirato, sempre a novant'anni, una laurea honoris causa all'università di Cagliari. Felicissimo, ora che è invecchiato di appena tre anni, di aver regalato un altro libro ai suoi amati bambini-lettori.
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