ALGHERO. Mare, meraviglia, magia, miti, mistero: si spalancano nuovi scenari sulla ...
Pier Giorgio Pinna
4 MINUTI DI LETTURA
ALGHERO. Mare, meraviglia, magia, miti, mistero: si spalancano nuovi scenari sulla Grotta Verde, stupefacente tesoro della Riviera del corallo. I gioielli custoditi nelle sue cavità, chiuse al pubblico per oltre mezzo secolo, saranno presto visibili in tutta la loro fantastica bellezza. Ci sono testimonianze lasciate qui dai primi uomini vissuti lungo la costa 6-7 millenni fa. Vasellame, sepolture, straordinarie stalagmiti. E graffiti rupestri al centro di enigmi e rebus. Alcuni dubitano che esistano ancora: forse sono stati cancellati dai vandali o dal tempo, forse sono recuperabili sotto uno strato di concrezioni. In ogni caso oggi si lavora per ricostruirli dagli unici calchi ritrovati dopo mille peripezie. Intanto i lavori per rendere riaccessibili le scale sulle rocce a strapiombo che conducono all'ingresso procedono a tappe forzate. E vanno avanti le operazioni di valorizzazione dei reperti. Tutti stupendi. Come la prima raffigurazione antropomorfa scoperta in Sardegna. E come appunto gli antichi pittogrammi. Storie che vanno di pari passo con le vicende della grotta. E, a ben guardare, ne costituiscono gli aspetti di richiamo. Fin dai prossimi mesi, all'inizio dell'estate, Alghero potrà contare così su un altro elemento di grande attrativa accanto alle Grotte di Nettuno. Spiega Vittorio Gazale, direttore del parco regionale di Porto Conte per il versante a terra: «L'appalto è coordinato dal Comune, noi ci occupiamo della parte naturalistica. Mentre procede il riassetto abbiamo avviato verifiche parallele sullo stato delle popolazioni di pipistrelli a rischio estinzione, dei piccioni selvatici, dei rondoni, degli insetti e dei piccoli rettili che vivono nelle avangrotte». Da aprile, sempre a cura del parco, avranno inizio corsi di formazione per guide. Si stanno spendendo un milione e 200mila euro stanziati dall'amministrazione guidata da Marco Tedde (Pdl). In tempi di tagli alle iniziative culturali un esempio in controtendenza: l'indiretta dimostrazione di come gli investimenti in questo campo posoano rivelarsi facilmente un volàno destinato a ricadute economiche immediate. Previsti un centro d'accoglienza, il ripristino del percorso pedonale, la sistemazione dei parcheggi, il rinnovo di segnali. Il parco e il suo presidente, Francesco Sasso, promuovono un calendario con 12 immagini della Grotta Verde scattate da Giampiero Mulas, del Gruppo speleo algherese, da sempre attivo nella documentazione del sito. In copertina, una foto anni '70 dei pittogrammi fatta da Romano Marcias e donata al parco. I lavori, affidati all'associazione temporanea d'imprese Pfm d'Iglesias, sono seguiti con attenzione. «Finora interessano la parte esterna, in maggio si estenderanno all'interno - dice l'archeologa Daniela Rovina, che coordina le operazioni di competenza della soprintendenza - In estate faremo monitoraggi sulle presenze per verificarne la compatibilità con l'ambiente: in ogni caso all'inizio l'ingresso sarà contingentato e riguarderà solo il primo tratto. Poi, nel nuovo museo algherese, esporremo per la prima volta rari vasi con decorazioni impresse trovati in quelle cavità e mai visti dal pubblico». Non cessa di stupire la raccolta di gioielli del passato e di segreti dal fascino mitologico che la Grotta Verde racchiude. C'è persino una leggenda, priva di riscontri, secondo cui esiste un collegamento diretto con le Grotte di Nettuno. Uno degli aspetti più avvincenti riguarda comunque il giallo delle incisioni sulle pareti. «Nel 1970 sono sceso sino al laghetto con due tecnici della soprintendenza, Vladimiro Serra e Antonio Ruzzu, incaricati di fare i calchi dei graffiti», sostiene il fotografo Giulio Romano Pirozzi, che oggi ha 75 anni ma fin da ragazzo, appassionatissimo, si è impegnato negli scatti speleo, è stato assistente del biologo marino Cesco Baschieri Salvadori e ha partecipato a spedizioni per la ricerca di fossili viventi negli anfratti del Monte Argentario e nell'ex Jugoslavia. «In seguito, al museo Sanna, sono stato presente alla colata del bicomponente plastico nella conchiglia d'argilla grigia per fare i calchi - continua Pirozzi - Una delle copie mi fu regalata. Io la donai all'editore Mario Tognoli di Livorno che ne ha poi pubblicato una foto. Le altre copie dovrebbero trovarsi nei depositi della sezione restauro di Li Punti, mentre due più piccole sono custodite dal libraio sassarese Piero Pulina che li ha avuti da me». E sono appunto questi ultimi (raffiguranti due defunti, in posizione capovolta com'erano soliti immaginarli i nostri avi) a venire adesso sottoposti a una nuova impronta da contro-calco: in attesa che si trovino gli originali, fatti con tecniche in ogni caso superate, è questo il metodo per risalire alla loro grandezza: all'incirca 15 centimetri. Una operazione svolta da Graziella Dettori, per conto della soprintendenza, proprio nella casa sassarese di Pulina. Molto conosciuto (ha gestito per decenni la libreria Dessì, ora Mondadori, nel centro storico del capoluogo), Piero Pulina conferma il racconto di Pirozzi: «Lo accompagnavo con la mia barca nelle sue immersioni - dice -: oggi vedo che quei calchi continuano a suscitare interesse». Un'attenzione che sarà adesso rilanciata dall'imminente apertura della grotta. E dai tanti misteri da chiarire sulla vita dei primi sardi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA