La Procura indaga sulla dogana

L’aeroporto Costa Smeralda dove è in corso l’indagine e un prezioso carico di caviale sequestrato a un magnate russo

Tempio: alcuni funzionari del Costa Smeralda sospettati di favoreggiamento

TEMPIO. L'inchiesta, riservatissima, è stata avviata dalla Procura della Repubblica 8 mesi fa, e a finire nel mirino dei magistrati sono stati alcuni funzionari dell'area doganale dell'aeroporto di Olbia Costa Smeralda. Le ipotesi di reato sono quelle di favoreggiamento personale.

Gli irreprensibili ispettori che controllano bagagli e ispezionano le stive degli aerei privati che atterrano nello scalo gallurese avrebbero, in più di una occasione, chiuso più di un occhio davanti alle tante cose che i magnati russi, arabi e mediorientali si portano dietro dalla loro madre patria. Un qualcosa che, però, striderebbe con il loro ruolo istituzionale, che è quello di verificare e non far passare nulla - di contrabbando - negli ipersicuri varchi doganali aeroportuali.

Chiedere ulteriori particolari su un'indagine che è stata avviata dopo le segnalazioni di un reparto antiterrorismo delle forze dell'ordine che, da diversi mesi, agirebbe (il condizionale è d'obbligo) sotto copertura nell'aeroporto olbiese è praticamente inutile. Nessuno, tra gli addetti ai lavori, apre bocca, anche perchè la riservatissima inchiesta è stata recentemente prorogata dal gip su richieste del pubblico ministero inquirente. A fare le pulci ai funzionari che sarebbero inflessibili con il bagaglio dei comuni cittadini, facendo lasciare a terra salsicce e porcetti, ma avrebbero la manica larga con il contenuto delle griffate e capaci borse Louis Vuitton, Gucci o Burberry che vengono scaricate dal personale di terra nelle salette riservate dell'Eccelsa il terminal Vip dell'aeroporto olbiese, sono state le microtelecamere.

Posizionate dall'antiterrorismo in postazioni strategiche aeroportuali. Un cambio di guardia e un occhio più vigile su quanto passa sotto le macchine radiogene dell'aeroporto lo si è registrato recentemente, con il blocco di un magnate russo che, in partenza per Mosca con il suo volo privato, stava riportando a casa due chili e mezzo di caviale Beluga, entrato clandestinamente in Italia. L'uomo, invitato dai doganieri ad aprire il bagaglio e tirar fuori le scatole metalliche che contenevano, è stato pesantemente multato e la preziosa e prelibata mercanzia (valore corrente oltre trentamila euro) messa sotto sequestro e custodita nelle celle frigo del corpo forestale, in attesa delle destinazione finale, probabilmente le mense dei poveri della Caritas. A far scattare l'inchiesta sarebbero state alcune "borse" che, prima di arrivare sotto lo sguardo "distratto" dei doganieri, erano state ispezionate dagli agenti antiterrorismo che lavorano in punti chiave dei depositi e varchi aeroportuali. Le segnalazioni di presunte irregolarità nei controlli sono state trasmesse alla magistratura e quindi l'inchiesta è partita.

I funzionari distratti non sarebbero tanti anzi, pochissimi. Soltanto quando alcuni di loro erano in servizio si sarebbero verificati i "buchi" nei controlli, e sempre a favore di personaggi d'alto bordo giunti in aeroporto con voli privati che, con una stretta di mano e uno scintillante sorriso a trentadue denti, lasciano gli spazi aeroportuali con il loro prezioso bagaglio. Le verifiche incrociate avrebbero già dato ai magistrato inquirente più di una risposta e gli avrebbero consentito di iscrivere nel registro degli indagati alcuni funzionari, ipotizzando per loro il favoreggiamento personale. Reato che potrebbe essere integrato da altre contestazioni prima della chiusura dell'indagine, ormai imminente. Poco meno di un anno fa un borsone ha girato, per alcune ore, sui nastri di consegna perchè il proprietario non si era presentato per ritirarlo. All'interno c'erano due fucili mitragliatori e il relativo munizionamento.

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