Mandorle sarde per dolci di qualità

Dolci, snacks e industria cosmetica cresce nel mondo la domanda di mandorle In Sardegna le produzioni sono concentrate nelle province di Nuoro e di Cagliari Cresce anche la domanda di mandorle fresche

La proposta per il rilancio del settore parte da Ottana

 OTTANA. Che buone le mandorle. Sgusciate e tostate, da accompagnare agli aperitivi o da usare per prepare i dolci. Dolci ma anche amare, seppure in quantità controllate (l'amaro è dato dal cianuro e la quantità deve essere ben controllata per evitare effetti tossici). Ma occhio che spaccino noccioli di albicocca per mandorle amare.  Gueffus, germinos, gatto', aranzada e soprattutto amaretti. E poi ancora torrone, copulettas, papassini e sospiri. Sono tanti i dolci tradizionali sardi a base di mandorla. Non sempre, però, quelle mandorle sono prodotte in Sardegna. Spesso si tratta di mandorle californiane o spagnole. Questi ultimi paesi, infatti, detengono il 52% della superficie mandorlata a livello mondiale (l'Italia ne possiede solo il 4,5%).  Eppure cresce la richiesta di dolci sardi tipici a base di mandorle mentre a livello mondiale cresce la richiesta di frutta secca in generale e di mandorle in particolare, anche nei settori della cosmesi, degli snacks e dell'alimentazione in generale (si pensi solo alle colazioni a base di cereali e frutta secca o agli aperitivi a base di mandorle tostate).  Il punto sulla situazione del comparto è stato fatto a Ottana durante un seminario promosso dall'Aspen e dalla Camera di commercio di Nuoro dal titolo. «Mandorlicotura, attualità, potenzialità del comparto». Dopo i saluti del sindaco Gian Paolo Marras e Giuseppe Maria Denti, del Cda dell'Azienda speciale della Camera di Commercio di Nuoro, le realazioni di studiosi e ricercatori; da Antonio Maria Denti (sulla vocazione mandorlicola del territorio di Ottana) al professor Maurizio Mulas del dipartimento di economia e sistemi arborei della Facoltà di Agraria dell'Università di Sassari (aspetti tecnici della mandorlicoltura e potenzialità delle produzioni industriali), a Salvatore Soru, agente di sviluppo locale (Il mercato mandorlicolo) a Luigi Catalano, direttore del Consorzio Vivaistico Pugliese (La scelta del materiale vivaistico di qualità).  Tradizionalmente in Sardegna i mandorli venivano piantati negli uliveti e nei vigneti, spesso con una funzione di frangivento e comunque con un ruolo marginale rispetto ad altre coltivazioni. Proprio per questo ai mandorli venivano riservati i terreni marginali non certo quelli migliori.  Nonostante questo la Sardegna poteva contare su una superficie complessiva di circa 5 mila ettari, ormai ridotti a circa 3 mila. Un dato giustificato, in parte con il calo complessivo che si è registrato in Italia nel periodo 1984-2009. A determinare la situazione internazionale l'alta produttività degli impianti americani e una politica commerciale molto aggressiva. Si pensi ad esempio che gli Usa hanno una superficie mandorlata di 270 mila ettari (contro i 650 mila ettari della Spagna) con una resa unitaria di 4,3 tonnellate per ettaro, dieci volta maggiore di quella spagnola (0,45 tonnellate per ettaro). L'Italia ha una resa di 1.4 tonnellate a ettaro e la Sardegna di 0,8 tonnellate a ettaro.  Ma la qualità media delle mandorle sarde è nettamente superiore (maggiore oleosità, profumi decisamente superiori) a quella del prodotto californiano. «Eppure sono costretta, spesso, a comperare mandorle californiane. Non so come fare a comperare mandorle sarde di qualità», dice Carla Temussi, della drogheria Piras di Sassari, il più antica e più prestigioso negozio sassarese.  «E io- diceva un produttore di Orosei - non so come vendere le mie mandorle in Sardegna e sono costretto a rivolgermi a una azienda francese che le vende in un canale di e-commerce».  «Da questa situazione bisogna uscire - dice Vincenzo Cannas, presidente dell'Aspen- Intanto razionalizzando le produzioni isolane e poi facendo in modo che ci sia un momento di incontro tra chi produce e chi compera. A questo proposito vorremmo trasformare questo di Ottana in un appuntamento fisso che dia stabilità alle produzioni. Solo in questo modo possiamo programmare in maniera intelligente la produzione di dolci tipici sardi di qualità».  Ma la vera svolta potrà esserci, hanno ribadito Antonio Maria Denti, Maurizio Mulas, Salvatore Soru e Luigi Catalano, se si destinano alla coltivazione del mandorlo i terreni migliori e questa opera viene supportata dalla ricerca (in primis l'università di Sassari e gli enti regionali) e da una forte volontà politica. (p.p.)

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